
Ancora nessuna novità sulla sparatoria del 27 febbraio a Menznau (LU). "Procediamo ogni giorno un po' di più", si è limitato oggi a rispondere all'ats Simon Kopp, portavoce della procura. I testimoni principali, rimasti gravemente feriti, non hanno ancora potuto essere interrogati. Mercoledì scorso, verso le 9 del mattino, un 42enne svizzero d'origine kosovara che lavorava da 17 anni per la Kronospan - una impresa per la lavorazione del legno - ha fatto irruzione nella mensa aziendale con una pistola in pugno, ha ucciso a bruciapelo due colleghi di lavoro - tra cui una donna - e ne ha feriti altri sette, uno dei quali è successivamente morto all'ospedale. Ancora da chiarire rimangono il movente dello sparatore e come è morto: si è suicidato o è stato ucciso da un collega con la sua stessa pistola? In merito gli inquirenti continuano a tacere. "Ci sono diverse teorie, che però devono ancora essere suffragate da prove e testimonianze", ha detto Kopp, aggiungendo che nulla può ancora essere escluso. Il 42enne aveva ottenuto la pistola usata a Menznau dal fratello. Questi è stato temporaneamente arrestato e le sue dichiarazioni sono state verificate, ha indicato il portavoce, precisando che nessun procedimento penale è stato aperto contro di lui. Funerali I corpi delle tre vittime e dello sparatore sono stati nel frattempo consegnati alle famiglie per i funerali. Lo sparatore è stato sepolto domenica pomeriggio nel cimitero di Nec, in Kosovo, dove vivono i genitori. Secondo il "Blick" di oggi - che cita un cugino del 42enne e pubblica anche l'annuncio mortuario pubblicato dalla famiglia - al funerale cattolico hanno partecipato un migliaio di persone, 300 dei quali giunti dalla Svizzera. Due delle tre vittime saranno sepolti sabato nei loro comuni di domicilio lucernesi, hanno indicato le rispettive famiglie. Naturalizzazione agevolata nonostante precedenti penali L'Ufficio dei comuni del canton Lucerna ha intanto confermato che lo sparatore, giunto in Svizzera nel 1991 dal Kosovo come candidato all'asilo, aveva ottenuto la naturalizzazione agevolata nel 2001. Secondo l'Ufficio, il fatto che le autorità competenti non conoscessero i suoi precedenti penali si spiega con il diritto allora vigente. L'uomo era stato condannato nel 1998 dal Tribunale penale di Lucerna a una pena detentiva di un anno con la condizionale per rapina: secondo notizie di stampa, il 25 ottobre 1995 a tarda sera, dopo aver scassinato una cabina telefonica in cerca di monete, aveva strappato la borsa a una donna facendola cadere a terra. Scaduto il periodo di prova nel 2000, la condanna è stata ufficialmente cancellata dal casellario giudiziale. Secondo le norme che vigevano a quel tempo, spiega l'Ufficio dei comuni, i dati cancellati potevano essere consultati soltanto dalle autorità di perseguimento penale e dai tribunali penali, per un periodo da 10 a 20 anni a seconda dell'entità della condanna, ma non potevano essere trasmessi ad altre autorità. L'autorità preposta alla naturalizzazione non poteva dunque sapere nulla dei precedenti penali del candidato kosovaro. Nella fattispecie si trattava dell'Ufficio federale della migrazione (UFM). L'uomo aveva infatti chiesto la naturalizzazione agevolata. Questa può essere concessa se il candidato ha vissuto in Svizzera per almeno cinque anni ed è sposato con una persona di nazionalità elvetica da almeno tre. Il kosovaro, sempre secondo notizie di stampa, aveva sposato nel 1997 una conterranea che già aveva ottenuto il passaporto rossocrociato. Lo straniero che desidera ottenere la cittadinanza svizzera in procedura agevolata deve inoltre "essersi integrato nella comunità svizzera, conformarsi all'ordine giuridico svizzero e non compromettere la sicurezza interna od esterna della Svizzera", si legge sul sito web dell'UFM. Nel 2007 le norme
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