
Una richiedente l’asilo burundese ha ottenuto ragione davanti al Tribunale amministrativo federale (TAF) e potrà restare in Svizzera come rifugiata. I giudici sangallesi hanno accolto il suo ricorso, presentato contro una decisione negativa della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM), che le aveva negato l’asilo ma non l’aveva rinviata dalla Svizzera.
Il provvedimento era stato ritenuto inesigibile a causa delle sue condizioni di salute. La donna soffre infatti di depressione e di una sindrome post traumatica da stress. Inoltre un tentativo di strangolamento durante l’ultima aggressione sessuale subita le aveva danneggiato le corde vocali.
La Corte ha bacchettato i funzionari, rimproverando loro di non aver approfondito a sufficienza il dossier della richiedente. La donna era infatti stata violentata durante il genocidio dei tutsi, la sua etnia, del 1993 e una seconda volta nel 2015 da alcuni “poliziotti e simpatizzanti del governo” dell’Imbonerakure, probabilmente a causa della sua militanza nel partito di opposizione del Mouvement pour la Solidarité et la Démocratie (MSD). La pulizia etnica di inizio anni Novanta aveva pure portato alla morte dei genitori e delle sue tre sorelle. Nel dicembre del 2016 la donna era arrivata in Svizzera e, come detto, il 22 settembre 2017 la SEM aveva respinto la sua domanda d’asilo.
Con sentenza del 15 aprile scorso il TAF ha ritenuto che nel dossier della donna non vi fosse alcun elemento tale da portare al rigetto della sua domanda d’asilo e ha annullato la decisione della SEM.
(Sentenza D-6021/2017 del 15 aprile 2019)
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

