
Non è decisamente stata un’idea molto brillante quella avuta da un richiedente l’asilo bangladese, che si è presentato ai controlli aeroportuali con un passaporto del Nicaragua risultato poi falso. Interrogato dalle autorità elvetiche lo scorso 28 novembre, l’uomo aveva ammesso di essere originario del Bangladesh e di essere espatriato per motivi politici.
In qualità di ex membro del Bangladesh Nationalist Party (BNP), forza politica sconfitta alle elezioni del 2008, a suo dire sarebbe stato perseguitato dalle autorità. Accusato di porto illegale d’armi nel 2009 e temendo la condanna a una pena detentiva di una decina di anni di carcere aveva deciso di espatriare e nel 2014 aveva lasciato il Paese, per poi rientrarvi tre anni più tardi.
Il 27 novembre 2017 era decollato da Istanbul alla volta della Svizzera grazie all’aiuto di un passatore e con un passaporto nicaraguense falso. Il suo obiettivo era quello di raggiungere il Centro America, ma appena arrivato nella zona di transito dell’aeroporto elvetico (presumibilmente Basilea) aveva depositato una domanda di asilo, spiegando che i suoi documenti bengalesi erano stati presi in consegna dal passatore.
La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva tuttavia rifiutato la sua richiesta, intimandogli di lasciare il Paese. Da qui la decisione di ricorrere al Tribunale amministrativo federale (TAF) che, con sentenza del 9 gennaio scorso, ha però respinto il suo ricorso. La Corte ha ritenuto che un rimpatrio in Bangladesh non esporrebbe il ricorrente a un concreto pericolo di vita, dell'integrità fisica o della libertà.
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