
Gli accordi sullo scambio d'informazioni di polizia che la Svizzera intende negoziare con gli USA per mantenere l'esenzione dal visto devono contenere una clausola di denuncia in caso di mancato rispetto della protezione dei dati. Il modello è quello austriaco: lo ha detto oggi a Berna la consigliera federale Simonetta Sommaruga. Secondo Mister dati, un'intesa di questo genere, se mai vedrà la luce, dovrà sottostare a chiare regole.Il mandato negoziale del Consiglio federale dovrebbe includere questa clausola di denuncia, ha affermato la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia al termine di un incontro con la ministra dell'interno austriaca Johanna Mikl-Leitner. Inoltre gli scambi di informazione dovranno essere limitati ai casi di reati gravi.Le trattative tra il Consiglio federale e le autorità americane in merito allo scambio di dati di polizia non sono esenti da critiche. Anche perché sui negoziati grava la minaccia di Washington di reintrodurre l'obbligo, per i cittadini elvetici, di procurarsi un visto per ogni soggiorno sul territorio USA qualora si concludessero con un nulla di fatto.Sul tema si sono recentemente espresse la Commissione giuridica e quella della politica estera del Parlamento: la prima ha chiesto l'interruzione delle trattative, mentre la seconda ha fornito il proprio appoggio al governo. Essa chiede tuttavia che la Svizzera prenda come esempio l'accordo in questo senso firmato dall'Austria con gli Stati Uniti.Simonetta Sommaruga ha garantito - alcuni giorni fa - che terrà conto di queste richieste. Ha ricordato che il parlamento potrà sempre decidere una volta che i negoziati saranno conclusi.Un tale accordo dovrà sicuramente sottostare a chiare regole: è quanto auspica Mister Dati. Hanspeter Thür ricorda infatti - in interviste pubblicate oggi dai quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Der Bund" - che negli Stati Uniti a livello di polizia la protezione dei dati "non esiste o è solo rudimentale".Negli USA le persone private non hanno ad esempio il diritto di esigere la correzione o la cancellazione di informazioni non corrette e non esistono neppure organi indipendenti in grado di verificare tali dati, critica Thür.È quindi importante che si giunga a uno scambio di informazioni tra Berna e Washington solo nel caso di crimini gravi: la Confederazione dovrà esigere che gli USA chiedano di volta in volta assistenza giudiziaria e giustifichino documenti alla mano la necessità di un trasferimento di dati. Infine secondo Thür, è fondamentale che "la Svizzera definisca nell'accordo stesso chi può utilizzare i dati".Mister dati precisa che si tratta essenzialmente di informazioni personali. Non è tuttavia ancora chiaro se le autorità elvetiche dovranno fornire informazioni anche su persone nei confronti delle quali sono in corso procedimenti in Svizzera.Riferendosi al modello austriaco evocato oggi dalla ministra Sommaruga, Thür tuttavia sottolinea che l'accordo tra Vienna e Washington non è sufficiente, esso soddisfa infatti solo gli "standard minimi": l'Austria può esigere che dati non corretti vengano cancellati, ma ciò avviene rivolgendosi a un "Privacy Officer" nominato dal governo USA. "Sarebbe più urgente creare negli Stati Uniti un'istanza indipendente che si occupi di questi casi, come già avviene in Svizzera".Mister dati si dice anche dubbioso sul fatto che l'accordo possa entrare in vigore a medio termine: per problemi tecnici gli Stati Uniti "finora non sono in grado di garantire il principio di reciprocità ancorato nel trattato stesso". Pertanto la Svizzera può sedersi al tavolo dei negoziati "con una certa tranquillità".Dal 1986, gli svizzeri possono soggiornare negli Stati Uniti senza obbligo del visto. Ogni anno, almeno 340'000 cittadini elvetici si recano così oltre Atlantico. Tuttavia, per poter continuare ad approfittare del programma americano, occorre trovare un accordo con gli Stati Uniti sulle
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