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Solo uno svizzero su sei ritiene ottimale il proprio stato psicologico
Redazione
2 anni fa
Un nuovo studio di CSS mette in luce le difficoltà e le speranze per la salute in Svizzera. La popolazione si sente ancora meno bene rispetto a prima della pandemia.

L'ultimo studio condotto dall'istituto di ricerca Sotomo per conto dell'assicuratore malattie CSS rivela che la popolazione si percepisce complessivamente un po' meglio, ma solo il 15% degli intervistati ritiene ottimale il proprio stato di salute, un dato preoccupante che rappresenta il livello più basso registrato dal 2020. 

Giovani adulti e pressione da prestazione

Particolarmente colpita è la fascia d'età tra i 18 e i 35 anni, dove emerge una crescente ansia da prestazione. Secondo il sondaggio, il 75% dei giovani adulti avverte la necessità di dimostrarsi sempre in forma e produttivo, un fattore che contribuisce a uno stato di stanchezza cronica e di esaurimento. Questo sentimento di pressione si riflette anche nella diminuzione del numero di giovani che si dichiarano "molto sani", sceso al 19% rispetto al 27% dell'anno precedente. 

Segnali di miglioramento psicologico

Nonostante il quadro complessivamente preoccupante, ci sono anche alcune note positive. Il sondaggio indica che, tra i giovani adulti, la crisi psicologica potrebbe aver raggiunto il suo apice nel 2022. In quell'anno, il 42% dei giovani riferiva di sentirsi mentalmente male o "non granché bene". Nel 2024, questa percentuale è scesa al 34%, un segnale che potrebbe indicare un'inversione di tendenza, sebbene la situazione rimanga ancora critica.

La prevenzione e il ruolo della digitalizzazione

Lo studio rivela anche che la popolazione svizzera è consapevole dell'importanza della prevenzione. Il 44% degli intervistati afferma di sottoporsi regolarmente a controlli preventivi, considerati essenziali per il mantenimento della salute a lungo termine. Tuttavia, permangono differenze generazionali: le persone più giovani richiedono maggiori misure di sostegno rispetto alle generazioni più anziane, che si dichiarano perlopiù soddisfatte delle attuali iniziative. La digitalizzazione del sistema sanitario è vista come una chiave per il futuro, ma non senza riserve. Se il 57% degli intervistati è disposto a condividere i propri dati sanitari, resta alta la preoccupazione per un possibile abuso da parte di terzi. La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione e sicurezza, per sfruttare appieno il potenziale delle nuove tecnologie senza compromettere la fiducia della popolazione.