
I minori vanno tutelati di più dai rischi online e i diritti degli utenti rafforzati. È quanto emerso dalla consultazione sul progetto preliminare di legge sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca ed esposto oggi dal consigliere federale Albert Rösti. Al contempo si vuole «aumentare la trasparenza e la correttezza da parte delle piattaforme. In questo modo si potrà sostenere la formazione dell'opinione, proteggendo gli utenti ed evitando di ricorrere alla censura. Non ci saranno dunque nuove regole su cosa si potrà dire e cosa no», ha riassunto in conferenza stampa il «ministro» della comunicazione.
Le critiche emerse durante la consultazione
Il Consiglio federale, nel corso della sua seduta odierna ha preso atto delle principali critiche mosse alla legge sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca (LPCom), soprattutto dal fronte dei Verdi, emerse durante la procedure consultiva e incaricato il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e della comunicazione (DATEC) di elaborare un messaggio entro fine giugno 2027. Questo dovrebbe comprendere una procedura di segnalazione per tutti i contenuti presumibilmente illeciti, una valutazione e una riduzione dei rischi per i giovani e il divieto alle piattaforme di mostrare ai minori pubblicità profilate in base al loro comportamento in rete e alla loro personalità. Nel concreto, in caso di segnalazione di un contenuto illegale, le piattaforme dovranno esaminarla, valutare come agire e informare della decisione il depositario di tale segnalazione. Se quest'ultimo non dovesse concordare con la decisione della piattaforma, potrà poi adire le vie legali. Sarà anche possibile contestare la chiusura di un account.
Dibattito sull'età minima
Intanto due postulati della «senatrice» Maya Graf (Verdi/BL) e dell'ex sua collega, Céline Vara (Verdi/NE), hanno affrontato la questione del limite d'età per gli adolescenti per aprire un profilo social. Per Rösti però è ancora «prematuro discuterne; lo faremo in collaborazione con il Dipartimento federale dell'Interno una volta ottenuti i rapporti degli esperti». L'età minima non è però qualcosa che nel corso di questa consultazione è stata particolarmente richiesta. Anzi, diverse voci si sono espresse chiaramente contro. La tutela dei minori avverrà tramite la descrizione dei rischi e la loro minimizzazione da parte delle piattaforme. Questo passaggio sarà richiesto, appunto, solo per i minori, «a differenza di quanto accade a livello di Unione europea, con il Digital Services Act, che lo richiede per tutte le categorie d'età. Riteniamo che il fatto di proporre una regolamentazione più liberale rispetto a quella dei nostri vicini possa soddisfare queste piattaforme. Verrà introdotta per tutti la possibilità di chiedere la rimozione di qualsiasi contenuto illegale, invece di limitarsi a quelli con discorsi d'odio e insulti come previsto in una prima fase».
Toccate fino a quindici imprese
La nuova LPCom si applicherà alle grandi piattaforme come Facebook, X, Tiktok e Google che ogni giorno accolgono il 10% della popolazione e ai motori di ricerca basati sull'intelligenza artificiale, «vale a dire ChatGPT e probabilmente Perplexity. Quanto alla soglia del 10% si rende necessaria anche per non ingigantire a dismisura l'onere burocratico», ha spiegato Rösti. Queste 5-15 aziende digitali in tutto, secondo l'Esecutivo, influenzano in maniera sempre maggiore il dibattito pubblico. Le piattaforme consultate avevano contestato la bozza preliminare temendo la contrazione della libertà d'opinione. Cantoni (Svitto e Turgovia esclusi) e associazioni di settore erano in principio favorevoli. Tra i partiti rappresentati in Parlamento solo l'UDC, il PLR e l'UDF si erano opposti al progetto, in quanto ritengono sufficiente la legislazione corrente. La direttrice dell'Ufficio federale della comunicazione (UFCOM), Gianna Luzio, ha sottolineato come questi giganti della tecnologia «dovranno avere una rappresentanza legale in Svizzera e, in caso di inosservanza, potranno subire multe fino al 6% del fatturato mondiale e, nel peggiore dei casi, il blocco del sito».

