
A causa dell’epidemia di Covid-19 il 90% delle capacità del reparto di terapia intensiva dell’Inselspital di Berna è occupato. I medici e il personale infermieristico guardano con grande preoccupazione all’aumento delle cifre relative all’infezione da SARS-CoV-2. Al momento la situazione è ancora gestibile, ma è fragile, dice all’agenzia di stampa Keystone-ATS Stephan Jakob, primario di medicina intensiva dell’Insel Group, durante un briefing con i media. Se all’aumento dei casi di coronavirus adesso si aggiungessero anche gli incidenti sportivi la gestione dell’afflusso sarebbe molto difficile. Il 70% dei ricoveri sono emergenze e tra queste ci sono già i primi incidenti sciistici, ha aggiunto.
Un’infermiera si occupa di più pazienti gravemente malati
L’Ospedale universitario di Berna - ricorda Jakob - ha un vasto bacino di utenza: i pazienti arrivano anche dai vicini cantoni di Friburgo, Soletta, Neuchâtel e dall’Alto Vallese. Anche il personale infermieristico è al limite. Normalmente, un’infermiera si occupa di un solo paziente nel reparto di terapia intensiva. Attualmente il rapporto ora arriva fino a 1:4, nel senso che una sola persona deve occuparsi di quattro pazienti gravemente malati. È vero che il personale infermieristico è aiutato, ma si tratta di assistenza che deve essere formata e controllata “e anche questo è un grosso peso”, sottolinea Jakob. I medici specialisti, dal canto loro, lavorano in due turni di 13,5 ore al giorno; e lo fanno già da tre-quattro mesi.
Mortalità raddoppiata rispetto alla primavera
“Ogni paziente in più mette ulteriormente sotto pressione il sistema”, nota il primario. “Oggi abbiamo il doppio della mortalità rispetto alla primavera nei pazienti colpiti da Covid-19”. Le cause sono molteplici “ma non possiamo escludere che la qualità delle cure sia peggiore perché c’è meno personale preparato a disposizione dei pazienti”.
Manca il 15% degli effettivi per malattia, quarantena o altri motivi
Il personale ha un buon spirito di squadra, ma comincia a logorarsi, nota Petra Fuchs, capo infermiera al pronto soccorso. Manca ben il 15% degli effettivi, per malattia, quarantena o altri motivi. Non ci sono più riserve per la rotazione del personale e a Natale e Capodanno, quando la maggior parte degli studi medici chiude, l’afflusso al pronto soccorso è particolarmente forte. “Abbiamo un obbligo di ammissione e non possiamo respingere nessuno”, precisa. Se le cifre relative all’infezione continueranno a crescere si ripercuoteranno in maniera persistente sui reparti di terapia intensiva, che risentono dell’aumento con un ritardo di due o tre settimane, aggiunge Stephan Jakob, secondo il quale è evidentemente necessario un “massiccio inasprimento” delle misure contro il coronavirus, come richiesto ieri dalla task force scientifica della Confederazione.
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