
"Non è la fine del mondo, anche se la situazione è oggettivamente difficile". Così si è espresso oggi il presidente della Confederazione, nonché ministro degli affari esteri, Didier Burkhalter, al termine di un incontro con la commissione di politica estera del Nazionale, durante il quale si è parlato del da farsi in seguito al sì popolare di domenica scorsa all'iniziativa dell'UDC contro l'immigrazione di massa. L'incontro odierno è stata l'occasione per passare in rassegna le nostre relazioni con l'Unione europea (Ue) e discutere delle possibili conseguenze del voto sulla base di alcuni scenari futuri, ha spiegato il consigliere federale circondato da un nugolo di cronisti. Frattanto, ha sottolineato, sono in corso contatti informali a livello diplomatico per spiegare l'esito della consultazione ai nostri partner europei (lo stesso Burkhalter volerà a Berlino nei prossimi giorni n.d.r). Tali contatti ci consentiranno di definire meglio se esistono margini di manovra per negoziati futuri, ha affermato il ministro neocastellano, e quindi di affinare meglio la nostra strategia. La discussione ha permesso di enucleare tre punti principali di azione. "In primo luogo - ha dichiarato Burkhalter - si tratta di elaborare una legislazione di applicazione dell'iniziativa, valida subito, cui dovrà occuparsi il Dipartimento federale di giustizia e polizia. Per farlo abbiamo tempo tre anni, ha spiegato Burkhalter. Il secondo aspetto affrontato in commissione riguarda il mantenimento o meno della libera circolazione con l'Ue, anche in vista del voto sull'estensione di questo accordo alla Croazia. Sono state esaminate le possibili conseguenze di una disdetta da parte dell'Ue - ma anche elvetica - di questo accordo, ha dichiarato il presidente della Confederazione, con tutto ciò che ciò comporterà in settori quali le assicurazioni sociali o il riconoscimento dei diplomi. Non va dimenticata, ha aggiunto, la clausola ghigliottina che lega tutti gli accordi bilaterali I. Le relazioni tra la Svizzera e l'Ue sono stati il terzo argomento di riflessione. Didier Burkhalter - facendo anche riferimento alle reazioni alquanto stizzite di molti ministri europei - non ha nascosto che la Svizzera si trova davanti a una grande sfida, come dimostrano i primi collegamenti fatti da Bruxelles tra il voto di domenica e alcuni negoziati in corso, come quello sulle questioni istituzionali o la ricerca.
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