
La maggioranza della popolazione svizzera di età superiore ai 55 anni ha un'opinione essenzialmente positiva del sistema sanitario nazionale, tuttavia emerge una certa critica in merito al carente coordinamento nelle cure oltre che al lacunoso scambio di informazioni tra medico e paziente e agli errori medici. È quanto risulta da un'ampia indagine demoscopica svolta in undici Paesi, sotto il patrocinio del "Commonwealth Fund", e presentata a Washington. Gli ultra 55enni sono soddisfatti in misura superiore alla media. Quasi due terzi di tutti i 1812 interpellati ne apprezzano il buon funzionamento, rilevando solo la necessità di piccole modifiche. Come già nelle precedenti edizioni delle indagini del Commonwealth Fund, in confronto alle altre nazioni partecipanti, la Svizzera si piazza molto bene attestandosi al primo posto, davanti a Gran Bretagna e Norvegia. Ben un terzo delle persone interpellate considera il proprio stato di salute "molto buono" o "eccellente". All'incirca la metà lo giudica "buono" e quasi una persona su cinque (18 %) "mediocre" o "cattivo". Dall'indagine emerge anche che i medici di famiglia svolgono un ruolo di primo piano nell'assistenza di base ai pazienti anziani. Per una grande maggioranza degli interpellati il primo punto di contatto in caso di bisogno è un medico di famiglia di cui apprezzano la modalità di intervento. La rilevazione del Commonwealth Fund indica però anche un margine di miglioramento. Secondo i partecipanti, infatti, i medici discutono meno con i loro pazienti anziani, rispetto ad altri Paesi, degli aspetti legati alla prevenzione come l'attività fisica, la nutrizione, lo stress e il fumo. Una parte di essi auspica inoltre un miglior scambio di informazioni tra medico e paziente, ma anche tra medico di famiglia, specialista e ospedale. Il 44% afferma, ad esempio, di non aver ottenuto informazioni scritte sugli aspetti fondamentali della salute dopo l'uscita dall'ospedale. Più della metà si lamenta per l'insufficiente informazione sugli effetti collaterali dei medicamenti e di non ricevere l'elenco dei medicamenti. Su alcuni temi l'indagine ha dato risultati diversi a seconda della regione, come ad esempio nel caso della scelta del modello assicurativo. Nella Svizzera tedesca, il modello del medico di famiglia, con un'assicurazione complementare, è nettamente più diffuso che nella parte latina del Paese. Differenze regionali sono registrate anche nella divisione dei compiti tra medici e personale specializzato non medico. Nella Svizzera tedesca è maggiore la disponibilità a far curare malattie croniche in centri sanitari e da personale sanitario non medico. Nella Svizzera italiana e francese, per contro, questo approccio viene visto con un certo scetticismo. Lo stesso vale anche per la disponibilità ad eseguire piccoli atti terapeutici, come le vaccinazioni, in farmacia piuttosto che nello studio medico. Nel rapporto sono riportate altre differenze regionali, come la constatazione che nella Svizzera francese vengono svolte molte più consulenze di prevenzione negli studi medici rispetto alla Svizzera tedesca e al Ticino.
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