
Il servizio militare obbligatorio costituisce «un momento di disagio per molti giovani». È quanto emerge dalle esperienze accumulate dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti negli oltre vent’anni di attività. Infatti, scrive il SISA in una nota stampa, «l’ambiente di cieca obbedienza e il potere talvolta arbitrario degli istruttori che utilizzano ancora, benché formalmente vietate, punizioni collettive, forme di machismo e intimidazioni, non aiutano». Il sindacato «ha avuto modo di denunciare vari abusi nel recente passato, su cui anche la giustizia militare è dovuta talvolta intervenire».
La situazione
Allo sportello SOS Reclute «arrivano tuttora segnalazioni di ragazzi intimoriti e resi impossibilitati ad accedere al Servizio Civile attraverso vere e proprie bugie profuse da ufficiali e psicologi per frenarli dal far uso di un loro diritto costituzionale all’obiezione di coscienza». Si ribadisce quindi che all'insorgere di un conflitto di coscienza «tutti i coscritti possono smettere la scuola reclute e fare domanda di ammissione al servizio civile sostitutivo». Purtroppo molti medici di truppa «preferiscono dichiarare direttamente “inabile” la recluta per motivi sanitari, così da farle pagare la tassa d’esenzione e fare cassetta, impedendo però al ragazzo di prestare un servizio utile alla collettività».
L'aiuto offerto
Il SISA ha dunque attivato anche in questi giorni il proprio servizio di assistenza gratuita alle reclute, con il quale viene fornito un aiuto di carattere informativo e legale, a cui rivolgersi per conoscere i propri diritti e per ricevere una consulenza in caso si volesse abbandonare le fila dell'esercito e passare al servizio civile. I numeri da contattare per ottenere assistenza sono 076 517 09 38; 077 499 80 97 e 079 134 41 13.

