
Impiegare il miliardo di franchi promesso dalla Confederazione a Sion 2026 per altri progetti sportivi, come per esempio una rete di piste ciclabili? Chi pensa di poterlo fare si sbaglia, afferma l'ex consigliere federale Adolf Ogi. "Il miliardo ormai è andato", sostiene l'ex ministro dello sport in un'intervista pubblicata oggi da 20 Minuten. Il politico bernese si dice "triste" per il no uscito ieri dalle urne in Vallese: ma le decisioni del popolo vanno rispettate, aggiunge. Diversi, secondo Ogi, sono i motivi che hanno portato al naufragio del progetto olimpico. In primo luogo la paura del gigantismo, di un impatto negativo sulla natura. Poi il timore di un superamento dei costi. Quindi la natura del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che ha una cattiva immagine ed è interessato dagli scandali. "In Vallese molti si sono detti: il CIO non ci ha voluti nel 2006, noi non vogliamo loro nel 2006". Secondo Ogi la federazione internazionale ha un problema: dopo Monaco e il Tirolo ora il Vallese è la terza regioni turistica che dice no ai giochi. Certo il CIO può dire: nessun problema, abbiamo sei altre candidature. "Ma è un'analisi molto pericolosa: nel 2022 sarà il turno di Pechino, questo fa paura a tutti i paesi democratici".
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