
“Giù le mani dalle nostre pensioni”: con questo slogan oggi 15mila persone hanno manifestato a Berna contro la riforma dell’AVS e la decisione del parlamento di aumentare l’età di pensionamento delle donne a 65 anni.
Alla manifestazione nazionale, indetta dall’Unione sindacale svizzera (USS) e da Travail.Suisse, partecipano anche diversi partiti e collettivi femministi. Il segnale inviato al parlamento è chiaro: una revisione dell’AVS sulle spalle delle donne si scontrerà con una forte resistenza, scrive l’USS in un comunicato.
Oggi, la rendita AVS non è più sufficiente per vivere e le prestazioni del secondo pilastro sono in caduta libera da anni. Per le donne, le disuguaglianze sono ancora più evidenti in pensione che durante la loro vita lavorativa visto che le loro rendite sono di un terzo inferiori a quelle degli uomini, precisa la nota. Invece di trovare soluzioni, il parlamento federale prepara uno smantellamento delle previdenza vecchiaia. Per l’USS si tratta di un vero scandalo.
I manifestanti si sono riuniti alla Schützenmatte a Berna e hanno sfilato per le strade della città fino a Piazza federale dove diverse lavoratrici hanno preso la parola per testimoniare delle difficoltà che affrontano. Già oggi le prospettive per le pensioni sono cupe per le donne a causa delle interruzioni di carriera, del lavoro a tempo parziale e della discriminazione salariale. Lavorare un anno in più spesso è impossibile visto che, oltre alla professione, le donne svolgono un lavoro di cura e assistenza non retribuito.
Secondo l’USS, tutte queste ragioni dovrebbero indurre ad aumentare il livello delle rendite, invece di abbassarlo, in modo che tutti possano godere di una buona pensione.
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