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Svizzera
Sicurezza, jihadismo rimane pericolo numero 1
Redazione
11 anni fa
È quanto rileva il rapporto annuale dei servizi segreti elvetici presentato oggi a Berna. Preoccupa anche il conflitto ucraino

Il jihadismo di individui e gruppuscoli radicalizzati rimane il pericolo numero uno per la sicurezza della Svizzera: è quanto emerge dall'annuale "rapporto sulla situazione" presentato oggi a Berna dai servizi segreti elvetici, che sono però preoccupati anche per il conflitto ucraino.

"Nel 2012 l'Ucraina è stata uno dei Paesi organizzatori dei campionati europei di calcio, oggi è teatro di una guerra destinata a modificare durevolmente il panorama europeo a livello di politica di sicurezza", rileva il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) nel suo rapporto "La sicurezza della Svizzera" edizione 2015.

"La situazione di minaccia per la Svizzera rimane alta", ha detto alla stampa il capo del SIC Markus Seiler. Si è però fatta "più complessa", gli ha fatto eco il ministro della difesa Ueli Maurer. La fragile situazione dell'Ucraina preoccupa il Consiglio federale, che teme lo "scenario realistico" di una estensione del conflitto. "La situazione è imprevedibile", ha detto Maurer.

Jihadismo pericolo numero 1Per il SIC il pericolo maggiore al momento rimane in ogni caso il terrorismo islamico. Certo - rileva - "la Svizzera non è stata designata tra gli obiettivi principali dei gruppi jihadisti", ma rimane minacciata "in quanto parte integrante della zona di pericolo europea". La concorrenza tra Stato islamico e Al Qaida per esercitare l'egemonia nel movimento jihadista ha ancora aggravato il rischio di attentati.

"Particolari grattacapi ci danno i reduci della jihad e la gente che si radicalizza sui media sociali", ha detto Seiler. I "viaggiatori jihadisti", ma anche "singoli individui e gruppuscoli radicalizzati" rappresentano attualmente "la minaccia terroristica principale per il nostro continente", ritiene il servizio di intelligence elvetico.

Il SIC continua a monitorare siti internet, social media e forum web "di carattere pubblico" utilizzati dai jihadisti. A suo avviso, vista la frammentazione del jihadismo elvetico, eventuali indicazioni sul numero di persone coinvolte sarebbero "frutto di mere speculazioni". Si può tuttavia "partire dal presupposto che si tratta di un numero di persone relativamente esiguo".

Al SIC sono attualmente noti una sessantina di "viaggiatori della jidhad", una quarantina dei quali finiti in Siria. "Non sappiamo però quanti siano i dormienti", ha detto Seiler.

Maurer: i musulmani come alleatiLa minaccia jihadista può essere ridotta soltanto in collaborazione con gli altri paesi e con le persone interessate, afferma il ministro della difesa Ueli Maurer nella sua introduzione al rapporto. In questa lotta - aggiunge - sono soprattutto i musulmani stessi ad assumere una rilevanza di primo piano: essi "rivestono un ruolo importante nell'individuare tempestivamente, contrastare o impedire l'insorgere di radicalizzazioni". Le società occidentali, ma anche i Paesi musulmani - ritiene il ministro - dovranno sviluppare nei prossimi anni delle strategie per frenare congiuntamente la radicalizzazione e incoraggiare un islam illuminato".

Ciberspionaggio sempre attualePer i servizi segreti svizzeri, lo spionaggio vietato "rimane sempre un tema attuale". Le rivelazioni di Edward Snowden sulle intercettazioni a livello planetario della NSA americana non hanno perso importanza "anche se finora non è stata dimostrata l'esistenza di attività concrete contro la Svizzera".

Anche in futuro - prevede il SIC - lo spionaggio economico, politico e militare continuerà ad essere praticato in Svizzera, visto lo standard tecnologico della sua industria e il ruolo del paese nella ricerca internazionale e quale piazza finanziaria. In questo ambito l'intelligence elvetica continua a temere la minaccia costituita dal ciberspionaggio, che comporta pure "il rischio di manipolazione di dati fino al sabotaggio".

Estremismo di destra e sinistra meno pericolosiDa tempo la situazione è invece migliorata per quanto riguarda l'estremismo di destra, di sinistra e animalista, come pure il terrorismo a sfondo etnico-nazionalista, ritiene ancora il SIC. Rimane certo "immutato" il potenziale di violenza di questi gruppi radicali. La loro attività non rappresenta però più, negli ultimi anni, una minaccia per lo Stato, ritiene il Servizio delle attività informative della Confederazione.

Risorse modesteSeiler non ha mancato di sottolineare la modestia delle risorse a sua disposizione, ragione per cui è necessario "fissare priorità". Lo scorso marzo il SIC aveva per la prima volta rivelato la consistenza dei suoi effettivi: 266 posti a tempo pieno a fine 2014, poi portati a 272 dopo l'attacco al settimanale satirico "Charlie Hebdo" a Parigi del 7 gennaio. Il SIC ne vorrebbe altri 80, ha detto Maurer, ma il potenziamento è controverso in parlamento: mentre la Delegazione della gestione, preposta alla vigilanza sui servizi segreti, è favorevole, le commissioni delle finanze di entrambe le Camere sono contrarie

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