
Un portale comune di ricerca europeo in cui trovare tutti i dati rilevanti contenuti nei vari sistemi d’informazione Schengen cui partecipa anche la Svizzera. È quanto si propone un progetto europeo cui il Consiglio federale intende aderire per rinforzare la sicurezza, previo nullaosta del parlamento.
I costi ammontano a 21 milioni di franchi e fanno parte di un credito destinato a una serie di progetti attuali concernenti lo sviluppo dei sistemi d’informazione previsti dall’acquis di Schengen/Dublino. Il messaggio, che comporta modifiche a livello di legge, sarà discusso in Parlamento molto probabilmente durante la sessione invernale del prossimo dicembre e la sessione primaverile del 2021.
Attualmente, indica il Consiglio federale in una nota che accompagna il messaggio alle Camere federali, le autorità di polizia, di controllo delle frontiere e migratorie hanno accesso a numerosi sistemi d’informazione a livello continentale. Ad oggi, tuttavia, ogni singolo sistema deve ancora essere consultato separatamente.
La cosiddetta “interoperabilità” consentirà in futuro di collegare i sistemi d’informazione in questione. In tal modo, spiega il governo, le informazioni potranno essere utilizzate in modo più efficiente e mirato. Per le autorità competenti sarà, ad esempio, più semplice identificare le persone che forniscono informazioni false in merito alla loro identità.
Le ragioni che hanno spinto l’Ue a favorire l’interoperabilità degli attuali sistemi di raccolta dati è dovuta al fatto che le reti criminali operano oltre i confini nazionali, come nel caso del traffico di stupefacenti, della criminalità organizzata o della tratta di esseri umani.
Per contrastare la criminalità transfrontaliera occorre quindi rafforzare la cooperazione tra le autorità. Per tale motivo è indispensabile che le autorità di polizia, di controllo delle frontiere e migratorie nello spazio Schengen abbiano accesso in qualsiasi momento alle informazioni essenziali in possesso degli altri Stati Schengen.
Attualmente le autorità dei paesi Schengen si servono di numerosi sistemi d’informazione: il sistema d’informazione Schengen (SIS), contenente tra l’altro informazioni su persone ricercate o scomparse, il sistema d’informazione visti (VIS), in cui sono registrate le informazioni relative ai visti rilasciati dagli Stati Schengen, o ancora la banca dati Eurodac, che custodisce le impronte digitali di tutti i richiedenti l’asilo e delle persone entrate illegalmente nello spazio Schengen.
A questi sistemi d’informazione si aggiungeranno nei prossimi anni il sistema di ingressi/uscite (EES), nel quale saranno registrati i dati relativi agli ingressi e alle uscite di cittadini di Stati terzi che soggiornano nello spazio Schengen, e il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS), nel quale saranno immessi i dati relativi alle autorizzazioni ai viaggi dei cittadini di Paesi terzi esentati dall’obbligo del visto.
Grazie all’interoperabilità i diversi sistemi d’informazione saranno collegati tra loro. In tal modo, le informazioni contenute potranno essere consultate in modo efficiente e mirato tramite un’unica interrogazione. Le persone potranno così ad esempio essere identificate con certezza, anche qualora siano registrate in più sistemi sotto falsa identità o utilizzino identità multiple.
Oggi le persone oggetto di un divieto d’entrata in Svizzera e allontanate nel rispettivo Paese d’origine potrebbero tornare nello spazio Schengen servendosi di una falsa identità, nonostante il divieto d’entrata sia stato registrato nel SIS. Attualmente le impronte digitali ivi registrate non possono essere infatti confrontate con quelle conservate nel VIS. Grazie al collegamento tra i diversi sistemi, in futuro sarà più semplice individuare simili casi di identità multiple.
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