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Allevamenti
Siccità e allevamenti: oltre Gottardo bovini all'asta e poi al macello, ma in Ticino si cercano alternative
© Shutterstock
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Ginevra Benzi
3 ore fa
La mancanza di pioggia sta mettendo sotto pressione gli allevamenti. Oltre Gottardo cresce il numero di bovini venduti per la macellazione, mentre in Ticino si punta su deroghe e misure di sostegno.

La siccità che da mesi colpisce la Svizzera non sta mettendo in difficoltà solo l'agricoltura, ma anche gli allevamenti. I campi ormai aridi e la scarsità di erba fresca, soprattutto in pianura, stanno riducendo drasticamente la disponibilità di foraggio. In diverse regioni oltre Gottardo molti allevatori hanno così deciso di ridurre il numero di capi, vendendoli all'asta a prezzi molto bassi per la macellazione.

Situazione in Ticino

Contattato dal Corriere del Ticino, il segretario dell'Unione contadini ticinesi Sem Genini conferma che anche in Ticino la situazione è «estremamente grave» e mette sotto pressione sia le aziende agricole sia gli alpeggi. La macellazione, tuttavia, «resta l'ultima ratio». «Abbiamo già adottato altre misure per far fronte alla mancanza di foraggio causata dalla siccità. Tra queste vi è la possibilità di attingere acqua dai pozzi con il supporto della Protezione civile per irrigare i campi», spiega. Per limitare anche le conseguenze economiche, il 16 luglio la Sezione dell'agricoltura ha annunciato una serie di deroghe straordinarie concordate con l'Ufficio federale dell'agricoltura. La siccità viene riconosciuta come causa di forza maggiore e consente agli allevatori di continuare a ricevere i pagamenti diretti anche se non possono rispettare tutti i requisiti previsti. In pratica, se un alpeggio deve essere chiuso in anticipo per mancanza di acqua o foraggio, gli allevatori non perdono automaticamente i contributi d'estivazione. Sono inoltre state allentate le regole sul pascolo delle superfici per la biodiversità, sulle uscite degli animali e sull'utilizzo di mangimi alternativi. Il Cantone sta infine valutando ulteriori misure di sostegno.

Prezzi stracciati

Se in Ticino la macellazione resta un'ultima soluzione, oltre Gottardo diversi allevatori sono già stati costretti a vendere il bestiame in anticipo. Secondo un'inchiesta dell'Aargauer Zeitung, in un'asta a Burgdorf (Canton Berna, nella regione dell'Emmental-Alta Argovia) il prezzo di partenza di alcuni bovini era di appena 3,50 franchi. Gli animali sono molto magri e richiedono un periodo di ingrasso prima della macellazione, fattore che ne abbassa fortemente il valore.

Le scorte non bastano

La vendita anticipata è dovuta alla scarsità di foraggio destinato all'inverno, insufficiente per nutrire tutto il bestiame. Una scelta che comporta perdite economiche, perché gli animali avrebbero raggiunto un peso e un valore maggiori se fossero rimasti ancora qualche mese negli allevamenti. Secondo Proviande, solo la scorsa settimana sono stati macellati oltre 1.300 capi di bestiame grosso in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Nell'ultimo mese i bovini finiti al macello sono stati oltre 31.000, circa 3.500 in più rispetto all'estate dello scorso anno.

Rischio importazioni e nodo dazi

L'elevato numero di macellazioni potrebbe tradursi già dalla prossima primavera in una carenza di bestiame svizzero e in un aumento delle importazioni di carne. L'Unione svizzera dei contadini invita quindi a scaglionare le vendite. Resta inoltre aperta la questione dei dazi sul fieno importato, le cui nuove tariffe saranno comunicate il 1° agosto. L'Unione svizzera dei contadini ne chiede la sospensione temporanea. «Ci auguriamo che la Confederazione decida rapidamente. La situazione è preoccupante in tutta Europa e il rischio è che il prezzo del fieno aumenti ulteriormente, aggravando ancora di più la crisi», conclude Genini.