
“I parametri sono in salita. Attualmente ci troviamo più o meno allo stesso livello del picco della seconda ondata in termini di casi di coronavirus”. Così Virginie Masserey dell’Ufficio federale della sanità (UFSP) ha aperto il consueto punto stampa del martedì per fare il punto della situazione epidemiologica del paese.
Casi e decessi raddoppiano ogni due settimane
Ci sono variazioni cantonali, con la Svizzera centrale e orientale che rimangono le zone più colpite, ha sottolineato l’esperta. Alcuni paesi europei hanno incidenze più elevate (Austria, Paesi Bassi, Belgio), altri più basse (Spagna, Italia, Portogallo, Francia). In Svizzera attualmente il numero di casi raddoppia ogni due settimane, così come i decessi (anche se il loro numero rimane basso), mentre le ospedalizzazioni ogni tre settimane. Le unità di terapia intensiva sono occupate al 79% ( con 265 pazienti covid, che occupano il 30% delle terapie intensive).
Rallentano le nuove vaccinazioni, mentre le dosi di richiamo proseguono
“Notiamo che la vaccinazione è molto efficace nel ridurre le ospedalizzazioni e i decessi”, ha detto la responsabile della sezione Controllo delle infezioni dell’UFSP. Il numero dei nuovi vaccinati tuttavia aumenta di poco: il 77% delle persone dai 12 anni in su ha ricevuto almeno una dose, il 75% due dosi, ciò che corrisponde a tre quarti delle persone che possono essere vaccinate. Circa 23-24 mila persone vengono vaccinate ogni settimana. “Un peccato visto che i non vaccinati hanno un rischio maggiore di essere ospedalizzati”, ha sottolineato Masserey. Le dosi di richiamo invece sono a buon punto e proseguono: il 40% delle persone con più di 65 anni ha ricevuto la terza dose.
Variante Omicron
Ci sono pochi casi della variante Omicron in Svizzera, ma gli esperti si aspettano che aumenteranno nelle prossime settimane.“È inevitabile”, ha detto Masserey. “Tuttavia possiamo frenare la sua propagazione, guadagnando del tempo per saperne di più. Sappiamo che è più contagiosa e che porta con sé molte mutazioni, ciò che fa temere che la protezione del vaccino possa essere meno efficace. Ma ci vuole ancora tempo per capire se è più virulenta”.
Nuova campagna informativa
“Il rischio dell’aggravarsi della situazione è reale”, ha messo in guardia Masserey. Nella situazione attuale è dunque importante rafforzare le misure già conosciute. A tal proposito l’esperta ha presentato la nuova campagna informativa della Confederazione, dal colore arancione, che include le regole di comportamento in inverno: oltre alla vaccinazione, ridurre al minimo i contatti, indossare la mascherina, rispettare il distanziamento, arieggiare regolarmente i locali, lavarsi o disinfettarsi le mani, sottoporsi a test in presenza di sintomi e, se possibile, lavorare da casa.
Non sono escluse nuove misure
“L’evoluzione della situazione è tutt’altro che soddisfacente” ha detto Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo e presidente dell’Associazione dei medici cantonali, che si è anche focalizzato sul tasso di positività nelle scuole del suo Cantone: “i test ripetitivi nelle scuole sono attualmente da 20 a 30 volte superiori rispetto a prima”. La situazione è critica anche negli ospedali, ha aggiunto, riferendosi al problema del rinvio delle operazioni da parte di alcuni nosocomi e del triage. La riduzione della qualità delle cure non è “troppo lontana”, e con essa il rischio di dover selezionare i pazienti, ha messo in guardia. Hauri non ha escluso che i medici cantonali dovranno presto suggerire nuove misure ai politici se la situazione non si tranquilizzerà: “Questo può includere il 2G plus, ovvero l’accesso solo per vaccinati e guariti che indossano mascherine, limiti di capacità e, infine, anche chiusure. Speriamo di non dover giungere fino a questo punto”, ha concluso.
Chi finisce in ospedale
Se lo sviluppo epidemiologico non viene rallentato rapidamente, questo avrà conseguenze per tutti i pazienti, ha proseguito Urs Karrer, vicepresidente della Task Force scientifica federale e primario per le malattie infettive all’ospedale cantonale di Winterthur. Negli ospedali vengono attualmente curati due gruppi di pazienti, ha aggiunto Karrer. Da una parte persone tra i 40 e i 70 anni che non sono state vaccinate nonostante i fattori di rischio. Il secondo gruppo, più ampio, comprende invece persone tra i 70 e i 90 anni che soffrono di molte malattie pregresse e non hanno ancora ricevuto la terza dose di vaccinazione.
Potrebbe scattare il triage dei pazienti
“Possiamo correre ai ripari con la vaccinazione e i richiami, preferibilmente prima di Natale”, ha detto Karrer. Attualmente, ci sono 263 persone nei reparti di terapia intensiva. Se la tendenza non si inverte presto, la soglia critica di 400 pazienti nelle cure intense potrebbe essere superata prima della fine di dicembre. A quel punto scatterebbe il triage dei pazienti: gli standard abituali delle terapie non potrebbero essere assicurati, ha detto l’infettivologo. I dati dell’anno scorso hanno mostrato che in un simile caso, bisognerà fare i conti con un aumento della mortalità fra i pazienti Covid. “Lo sviluppo può ancora essere influenzato positivamente”, ha sottolineato Karrer. In Germania e in Austria, con un livello di immunizzazione simile a quello della Svizzera, le infezioni sono diminuite grazie alle misure per ridurre i contatti. “Quali siano le misure appropriate è una questione che riguarda le autorità e i politici”, ha proseguito Karrer. In una tale situazione, la velocità di attuazione è cruciale. L’effetto delle misure introdotte ieri si vedrà soltanto fra dieci giorni.
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