
È sulla "Weltwoche" in edicola oggi che si può leggere la prima intervista rilasciata dall'ex secondina Angela Magdici dopo la fuga dal carcere di Dietikon con il detenuto siriano Hassan Kiko.
La 32enne spiega di aver iniziato a pensare alla fuga nel dicembre 2015, quando Kiko era stato nuovamente condannato, a 4 anni di carcere per stupro.
La coppia, che conduceva una relazione già da diversi mesi, sperava di potersi presto ritrovare in libertà, ma quella condanna rovinava i loro piani. "È in quel momento che abbiamo iniziato a parlare della possibilità di scappare" afferma Angela, secondo cui il suo amante è stato condannato per "delitti che non ha compiuto".
"Non è un agnellino, ma non è nemmeno un pericoloso stupratore come è stato dipinto" spiega la 32enne, che spera in una revisione della sentenza.
In seguito passare dalle parole ai fatti è stato molto facile. Angela non vuole raccontare i dettagli della fuga, ma si limita ad affermare che "sì, almeno tecnicamente, è stato semplicissimo."
La coppia si è poi diretta verso l'Italia, "un po' per caso", senza l'aiuto di nessuno.
Una volta giunti a Romano di Lombardia, i due hanno iniziato a condurre "una vita normale".
"Facevamo molto sport, andavamo a passeggio, cucinavamo insieme, parlavamo molto" spiega Angela, la quale si è però presto resa conto che "legalmente non avremmo potuto andare avanti a lungo."
Per esempio, Kiko ha cercato lavoro come parrucchiere. "Ma senza documenti, era praticamente impossibile" dichiara Angela.
L'ex secondina ammette di essere stata "un po' naif", in particolare per quanto riguarda la diffusione del video. "Volevamo solo mostrare che le cose non stavano come molta gente pensava" spiega Angela, che voleva soprattutto mettere a tacere la voce secondo cui erano partiti per la jihad.
Ora Angela è felice di essere di nuovo tra i suoi cari. Ma continua ad aspettare il suo amante siriano. "Se un giorno dovesse essere espulso dalla Svizzera, lo seguirò" conclude Angela.
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