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Svizzera
Si spacciò per un soldato con l'amnesia, ma potrà restare
Si spacciò per un soldato con l'amnesia, ma potrà restare
Si spacciò per un soldato con l'amnesia, ma potrà restare
Redazione
9 anni fa
Il TF ha accolto il ricorso di un cittadino moldavo che aveva chiesto asilo sotto falsa identità, millantando di aver combattuto in Ucraina

Un 37enne cittadino moldavo ha ottenuto ragione in ultima istanza e potrà verosimilmente ottenere l’asilo in Svizzera. Il suo caso era approdato sui banchi della suprema Corte losannese dopo che in ben due occasioni la Segreteria di Stato delle Migrazione (SEM) aveva rifiutato entrambe le sue domande d'asilo.

L’uomo era arrivato in Svizzera il 1. ottobre 2015 e aveva presentato una domanda d’asilo sotto falsa identità. Il 37enne avena millantato un'amnesia parziale e un periodo di servizio nell’esercito ucraino durante la guerra del Donbass. La richiesta era stata respinta nell’agosto del 2016 e tre mesi più tardi l’uomo aveva chiesto alla SEM di riconsiderare la decisione, specificando che in caso di rimpatrio in Moldavia sarebbe stato oggetto di minacce di morte (motivo per cui aveva presentato una domanda d’asilo sotto falso nome). Considerato il suo scritto come una seconda domanda d’asilo, la SEM l’ha nuovamente respinta, rilevando come i procedimenti penali aperti a suo carico in Moldavia non costituissero un motivo sufficiente da giustificare l’asilo. Il 37enne aveva quindi ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF).

Il 17 ottobre 2016 le autorità moldave avevano presentato una domanda di estradizione all’Ufficio federale di giustizia (UFG) in quanto il 37enne era stato condannato a un anno di prigione per furto dal tribunale di Grigoriopol. L’UFG aveva spiccato un mandato d’arresto e il 37enne aveva chiesto al TAF di sospendere la procedura di ricorso in attesa dell’esito della domanda di estradizione. Il Tribunale, tuttavia, ha respinto sia quest’ultima richiesta sia la sua domanda d’asilo. Contro questa decisione il cittadino moldavo aveva ricorso al Tribunale federale (TF) nel maggio del 2017, chiedendo l’annullamento della sentenza del TAF e l’ottenimento dell’asilo. Due settimane più tardi l’UFG aveva informato i giudici di Mon Repos che la domanda di estradizione delle autorità moldave era stata respinta in quanto non erano state fornite le necessarie garanzie previste dalla Convenzione europea di estradizione e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. L’UFG aveva nuovamente sollecitato le autorità moldave fissando un termine per il 29 luglio 2017 e il 4 agosto successivo aveva informato il TF di non aver ricevuto alcuna risposta.

Un mese dopo la Moldavia aveva inviato una nota contenente alcune delle garanzie richieste, ma la risposta non era stata ritenuta sufficiente dall’UFG. Ed è proprio la mancanza di queste garanzie che ha indotto i giudici di Mon Repos a ritenere giustificata la domanda d’asilo del cittadino moldavo che, in caso di rimpatrio, "sarebbe esporto al rischio di tortura". Ai sensi dell’Art. 3 della Legge sull’asilo, infatti, sono considerati rifugiati “le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi”, ovvero “l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile”.

Gli atti sono quindi stati ritornati al Tribunale amministrativo federale per nuova decisione ai sensi dei considerandi. Al patrocinatore del 37enne è stata inoltre riconosciuta un’indennità di 3'000 franchi a carico della Confederazione.

nic

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