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Svizzera
Si riaccende il dibattito sul nucleare
Foto Wikimedia Commons
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Redazione
5 anni fa
Con l’avvicinamento al 2034, data scelta per spegnere l’atomo in Svizzera, aumentano i dubbi che si possa effettivamente riuscire a sostituire l’energia delle centrali. Ne abbiamo parlato con Paolo Rossi, Greta Gysin e Piero Marchesi

La prima pagina di “Le Matin Dimanche” di domenica ha rimesso la questione sul tavolo: “Per uscire dal nucleare avremmo bisogno di 5’894 centrali eoliche, ne abbiamo 42”. Dopo il disastro di Fukushima nel 2011, sulla scia di quanto deciso anche in Germania dalla Cancelliera Merkel, in Svizzera si era deciso di abbandonare l’atomo entro il 2034, quando la nostra centrale più giovane avrà compiuto 50 anni. 10 anni dopo però, scrive il domenicale, poco si è mosso e la possibilità di prolungare di altri 10 anni il corso di vita delle centrali non pare più un tabù. Lo stesso ufficio federale dell’Energia, infatti, sottolinea come nella legge non sia fissata la durata di sfruttamento delle centrali, che ad oggi continuano a garantire il 33% della nostra produzione energetica, mentre solo il 7% da energie rinnovabili non legate all’idroelettrico. Una quota migliore dell’1% del 2011, ma pur sempre insufficiente.

A questo punto diventa necessario chiedersi se sarà davvero possibile uscire dal nucleare entro il 2034, domanda che Teleticino ha rivolto a Paolo Rossi, direttore di AEM: “Quello che sta avvenendo in questi giorni è più frutto di un nervosismo delle lobby politiche che un cambiamento reale nei dati di fatto. La situazione è conosciuta oggi come tre anni fa”, spiega Rossi, “è una sfida, ma è una sfida che a mio modo di vedere si può vincere, perché gli investimenti che i privati stanno facendo - soprattutto nel fotovoltaico ma anche nello sviluppo di nuove fonti - stanno rendendo questa spesa possibile”.

Quindi non si può ricorrere solo a eolico e fotovoltaico? “Assolutamente no. Eolico e fotovoltaico sono fonti stagionali e non programmabili: sole e vento ci sono quando ci sono. Abbiamo bisogno di fonti non stagionali e programmabili”, risponde Rossi, “in questo senso la produzione di energia a calore è una buona accoppiata: in una prima fase basata sul gas, quindi ancora con produzione di Co2, e in futuro sull’idrogeno che è una fonte verde”. Già ora però la Svizzera, in certi periodi dell’anno, è costretta ad acquistare dai suoi vicini: “Abbiamo la possibilità di ridurre la nostra dipendenza dall’estero ma dobbiamo fare un collage di diverse tecnologie e tipi di investimento. Io credo che la strategia del Consiglio federale sia intelligente ma occorre lavorare da oggi, anzi da ieri, per renderla possibile”.

Per avere due punti di vista della politica sulla questione, Teleticino ha interpellato Greta Gysin, consigliera nazionale per i Verdi, e Piero Marchesi, consigliere nazionale Udc.

Uscire dal nucleare nel 2034, utopia o realtà?
Gysin: “Non è una chimera perché sappiamo che tecnicamente è possibile. È chiaro che ci vuole la volontà politica per mandare avanti quei progetti e quelle revisioni che sono necessarie per riuscire a raggiungere questo obiettivo, che peraltro arriva dal popolo con l’approvazione della strategia energetica 2050 e la graduale uscita dal nucleare”.
Marchesi: “Io credo che finalmente quanto promesso, di puntare sulle energie rinnovabili e spegnere il nucleare, si sia rivelato una farsa. A questo bisogna mettere una pezza cercando di essere ragionevoli e guardare avanti, senza demonizzare quanto c’è di buono anche in altre fonti energetiche”.

Cosa dire al popolo che ha deciso di uscire dal nucleare?
Marchesi: “Io rispetto questa decisione, ma bisogna applicarla con ragionevolezza ed evitando di mettere il nostro paese alla mercé degli altri paesi europei. Se dovessimo spegnere il nucleare dovremmo importare energia elettrica da altri paesi, prodotta dal carbone o da altre fonti energetiche non rinnovabili. Mi chiedo se il santo valga la candela o se non si debba essere più ragionevoli e fare il salto quando ci sarà una valida alternativa”.

Allungare di 10 anni la vita delle centrali sarebbe così deleterio?
Gysin: “Il grande problema è la sicurezza delle centrali atomiche, e quelle che abbiamo in Svizzera sono tra le più vecchie al mondo. Più invecchiano più diminuisce la loro affidabilità, con il rischio che non possano produrre energia per determinati periodi e un maggiori rischio di incidenti. È importante uscire dal nucleare prima che succeda la catastrofe ed è anche quello che il popolo ha deciso”.
Marchesi: “Ricordo che in Svizzera abbiamo standard di sicurezza più alti rispetto ad altri paesi. Sicuramente bisogna perseguire la decisione popolare ma senza mettere a rischio l’indipendenza e l’approvvigionamento del nostro paese”.
Gysin: “Bisogna assolutamente aumentare, per esempio, l’energia eolica in Svizzera e costruire più centrali di accumulo e stoccaggio. È possibile farlo, bisogna volerlo”.

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