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Svizzera
Si preannuncia un weekend d'acquisti...oltreconfine
Redazione
12 anni fa
È partita la caccia agli euro il giorno dopo il terremoto monetario e i paesi limitrofi alla Svizzera giubilano per l'arrivo dei consumatori

Il giorno dopo il terremoto monetario, gli svizzeri si risvegliano con il portafoglio più pesante, ma con la paura di perdere il posto di lavoro: mentre parte la caccia agli euro, le cui banconote cominciano a scarseggiare, e chi può si appresta a un'orgia di shopping oltre i confini nel fine settimana, poco chiara appare ancora l'ampiezza dell'impatto concreto che la nuova realtà avrà sull'economia del paese. Il cambio euro/franco, ieri crollato, oggi sembra volere ulteriormente scendere più che risalire dalla parità e la borsa ha subito un nuovo, pesante arretramento (-6%).

La situazione appare ancora assai liquida e in attesa di assestamento. Pochissimi esperti si azzardano quindi ad avanzare previsioni, in assenza di conoscere parametri fondamentali come appunto il nuovo tasso cambio fra le monete.

Onore quindi a chi invece lo ha fatto: è il caso di UBS, che prevede ora una marcata decelerazione dell'economia svizzera, ma non una recessione. Gli economisti della grande banca hanno ridotto le prospettive di crescita per il 2015 al +0,5% dall'iniziale +1,8%. Nel 2016 la progressione del prodotto interno lordo dovrebbe per contro attestarsi all'1,1%, a fronte dell'1,7% pronosticato in precedenza.

Leggermente più vago è Bakbasel: secondo l'istituto di ricerche congiunturali, la Svizzera perderà da 1,5 a 2 punti di crescita del prodotto interno lordo entro il 2016. Non mancheranno inoltre gli effetti sulla disoccupazione: il tasso salirà dal 3,6 al 3,8% in media annuale. Stando agli esperti basilesi è peraltro poco probabile che l'euro possa tornare a salire a 1,20 o più in alto: le aziende devono quindi rassegnarsi a fare i conti con un franco nettamente più forte del previsto.

Oggi il corso è rimasto ancorato intorno parità. Nella notte ha toccato un fondo di 98,92, poi è salito rimanendo per quasi tutta la giornata intorno a 1,01 franchi, e infine è tornato a scendere (dati delle 17.45) a 97,97 franchi. La moneta elvetica si è notevolmente apprezzata anche nei confronti del dollaro, ora scambiato a circa 86 centesimi. E il rendimento delle obbligazioni a 10 anni della Confederazione è per la prima volta scivolato in territorio negativo.

Sul fronte azionario la mattinata è partita all'insegna della paura, con un arretramento sempre più forte che ha superato il 6%. Il mercato è sembrato poi stabilizzarsi intorno a -4%, ma la discesa dell'euro ha innescato nuove vendite e la giornata si è chiusa con un indice SMI in flessione di quasi il 6%. Un dato che va a sommarsi alla perdita record di quasi il 9% subita ieri, che ha mandato in fumo secondo le stime circa 30 miliardi di patrimonio delle casse pensioni.

Ciò nonostante il paese rimane sempre ai livelli massimi in quanto ad affidabilità creditizia: l'agenzia Standard & Poor's ha confermato il rating "AAA" - il migliore possibile - con prospettiva stabile. La decisione della BNS non ha alcun effetto immediato sulla solvibilità della Svizzera, afferma la società di valutazione Il rafforzamento del franco potrà pesare sulle esportazioni nei prossimi 2-3 anni e la crescita economica potrebbe indebolirsi. Nell'insieme però l'economia è forte e le finanze statali sono solide, ragione per cui dovrebbero riuscire a far fronte allo shock.

I paesi intorno alla Svizzera intanto giubilano. "È un programma congiunturale extra, per esempio per l'industria del turismo, ma anche per quella automobilistica e di altri rami", ha spiegato alla Reuters Alexander Schumann, capoeconomista della Camera per il commercio e per l'industria (DIHK). È previsto anche un aumento degli investimenti rossocrociati in Germania: per le società elvetiche produrre a nord del Reno potrebbe essere interessante, perché non vi sono barriere linguistiche o culturali.

Anche Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, l'associazione degli imprenditori della Lombardia, non nasconde la sua soddisfazione. Il franco forte "ci dà un vantaggio enorme, anche a regioni come la Lombardia che possono diventare back office della Svizzera non solo nella produzione, anche nell'intelligenza".

Il fine settimana si annuncia intanto all'insegna del turismo degli acquisti. Il Forum dei consumatori (Fk) invece invita alla prudenza: comperare all'estero può sembrare allettante, ma calcolando i costi dello spostamento spesso si capisce che non vale la pena. La pensano evidentemente in modo diverso a Basilea: domani verranno raddoppiate le cadenze del tram della nuova linea 8, un asse transfrontaliero che porta gli svizzeri nei vicini centri commerciali in Germania e che già godeva di ampio successo. La linea è stata pagata per i quattro quinti dalla Svizzera, ma ora sono i negozianti tedeschi a fregarsi le mani.

Per i consumatori sono in arrivo anche vetture nuove meno care, ha fatto sapere l'associazione degli importatori Auto-svizzera. Ma questo avrà anche un effetto sul valore delle auto d'occasione, che scenderà. Sul fronte agricolo Uniterre teme pressioni sui prezzo agli agricoltori.

C'è chi però dopo il "giovedì nero" - o il Francogeddon, così è stato chiamato dai trader sulle reti sociali - ha dovuto dichiarare insolvenza: è il caso del broker britannico Alpari UK, mentre in Svizzera Swissquote si è visto costretto a predisporre speciali accantonamenti.

Sul fronte dei trasporti la situazione è molto fluida. C'è chi, come la Compagnia di navigazione del Lemano, ha deciso di sospendere la vendita di biglietti in euro. Altri, come le FFS, hanno già introdotto il cambio 1:1 negli automatici, mentre la Ferrovia retica è ancora a 1,15.

Determinante per tutti questi nuovi equilibri sarà quindi il mercato delle divise. Che al momento fa paura. È in atto "il ritorno trionfale degli speculatori", ha scritto Thomas Straubhaar, noto economista svizzero ed ex direttore dell'Istituto per l'economia mondiale di Amburgo (HWWI). Fino a quando la BNS rimarrà a guardare un franco sempre più forte e saprà far fronte alle pressioni dell'industria d'esportazione, del turismo e dei sindacati? Il gioco di un nuovo corso minimo potrebbe cominciare dal principio, sostiene l'esperto. La prima reazione del mercato di ieri - il più forte apprezzamento del franco dall'introduzione dei cambi flessibili nel 1971 - fa temere il peggio riguardo a quello che potrà succedere, conclude Straubhaar.

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