
Fingersi cittadino italiano è costato decisamente caro a un 45enne turco cui lo scorso anno il Servizio della migrazione vodese aveva revocato il permesso di dimora una volta scoperto l'inganno.
La vicenda risale al 2014, quando l'uomo era arrivato in Svizzera spacciandosi per un cittadino italiano con tanto di carta di identità falsificata. Il 1° gennaio 2016 aveva ottenuto un permesso di dimora valido fino al 31 marzo 2019 ma l'inganno era emerso solo 12 giorni più tardi, quando era stato interrogato dalla Polizia cantonale vodese nell'ambito di un'inchiesta su un giro di documenti di identità italiani falsi utilizzati da diversi cittadini turchi. Dagli interrogatori era emerso che il 45enne aveva pagato 5'000 euro per la suddetta carta di identità. Interpellato dal Servizio della migrazione, l'uomo si era difeso affermando di aver ottenuto "in buona fede" tale documento, che credeva essere autentico, e di essere finanziariamente autonomo dal giorno della sua entrata in Svizzera, paese nel quale avrebbe voluto continuare a vivere in quanto "ben integrato".
Come detto, le autorità vodesi gli avevano revocato il permesso B e la vicenda era approdata fino al tribunale federale che, con sentenza del 7 agosto scorso, gli ha però dato torto confermandone l'allontanamento e ponendo a suo carico le spese giudiziarie di 1'500 franchi.
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