
Un sì convinto all'introduzione della nuova identità elettronica. È quanto propone - con 21 voti e 3 astenuti - la Commissione degli affari giuridici del Nazionale (CAG-N). Raccomanda, tuttavia, alcune modifiche volte a migliorare la protezione dei dati personali e a rafforzare il ruolo della Confederazione. Dopo il secco rifiuto alle urne il 7 marzo 2021 alla legge federale sui servizi d'identificazione elettronica, il 22 novembre scorso il Consiglio federale ha adottato una nuova legge federale sul mezzo d'identificazione elettronico e altri mezzi di autenticazione, nonché il decreto che stanzia crediti d'impegno per l'implementazione e la gestione dell'Id-e, indica in una nota odierna i servizi del Parlamento.
Disegno differente dalla legge federale
Il disegno elaborato dal Governo si differenzia nettamente dalla legge federale sui servizi d'identificazione elettronica respinta dal popolo svizzero. Diversamente da quest'ultima, il nuovo disegno prevede ad esempio che, anziché fornitori privati, sarà la Confederazione a emettere gli Id-e e a gestire l'infrastruttura necessaria, precisano ancora i servizi parlamentari. Dopo l'esame di dettaglio, la Commissione si è detta favorevole al fatto che i titolari di un Id-e abbiano il massimo controllo possibile sui loro dati e che la loro protezione venga garantita dal sistema stesso, ma anche mediante la limitazione dei flussi di dati necessari e il loro salvataggio decentralizzato. Da un'infrastruttura di fiducia introdotta dallo Stato si attende un grande valore aggiunto, sottolinea ancora la nota.
Utilizzata da autorità e privati
Questa potrà infatti essere utilizzata anche da altre autorità e da privati e consentirà di gestire in tutta sicurezza nell'applicazione fornita dalla Confederazione documenti ufficiali, quali i certificati di domicilio o gli estratti del registro delle esecuzioni, ma anche diplomi, biglietti o tessere di membro. La CAG-N ha in larga misura seguito le proposte del Consiglio federale, ma suggerisce alla propria Camera, tra le altre cose, di ampliare l'architettura al fine di garantire la possibilità di un'identificazione anonima, ad esempio per provare anonimamente la propria età su Internet. La commissione auspica, inoltre, che il cosiddetto "codice sorgente del software" sia reso interamente pubblico e che l'Ufficio federale dell'informatica e della telecomunicazione (UFIT) pubblichi direttive per la divulgazione e svolga test di sicurezza. Per rafforzare ulteriormente la protezione dei dati personali la Commissione propone inoltre che l’Id-e sia revocato senza indugio qualora la sicurezza del sistema non possa più essere garantita. L'oggetto verrà trattato dal Consiglio nazionale durante l'imminente sessione primaverile delle Camere federali.

