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Svizzera
Si costruisce la casa in Serbia con i soldi dell’AI
Si costruisce la casa in Serbia con i soldi dell’AI
Si costruisce la casa in Serbia con i soldi dell’AI
Redazione
8 anni fa
Il TF ha confermato la revoca del permesso C di una 35enne che aveva percepito indebitamente 300mila franchi di rendita AI

La condanna a 21 mesi di carcere (sospesi per un periodo di prova di due anni) di per sé basta a giustificare la revoca del suo permesso di domicilio ai sensi dell’Art. 63 Lstr, ma a pesare particolarmente sulla decisione finale è stato “il castello di bugie costruito ad arte dalla ricorrente per potersi finanziare la vita in Svizzera“, che fa sì che sussista un interesse pubblico tale da giustificarne l'allontanamento.

Con questa motivazione, il 24 agosto scorso il Tribunale federale (TF) ha confermato la revoca del permesso C di una 35enne cittadina serba, decisa nel giugno 2016 dall’Ufficio della migrazione del Canton San Gallo sulla base della suddetta condanna per truffa ai danni dell’assistenza sociale, comminatale nel novembre 2015 dal Tribunale distrettuale di Rheintal (SG). Prima di ricorrere in ultima istanza al TF, la 35enne si era inutilmente appellata al Dipartimento della sicurezza e della giustizia e al Tribunale amministrativo sangallesi.

Dopo essere arrivata in Svizzera una prima volta nel 1995 e aver ottenuto un permesso di domicilio, ritiratole l’anno successivo a causa del suo rientro in Serbia, la donna aveva fatto ritorno nel nostro Paese nel 2001 e aveva ottenuto un altro permesso C. Due anni dopo aveva sposato un cittadino serbo da cui aveva avuto due figli e con cui vive tuttora.

Con la complicità di una interprete, nell’estate del 2007 aveva presentato dei falsi documenti con cui spiegava che, a causa di problemi psicologici, lavorare, accudire i figli e mantenere contatti sociali le risultasse impossibile senza aiuti esterni. Grazie a questi falsi attestati, da novembre 2009 fino a maggio 2012 aveva indebitamente percepito una rendita di invalidità dell’AI pari a 258'994 franchi. Altri 53'204 franchi le erano pure stati versati durante gli accertamenti ordinati dalla Procura sangallese, sfociati nella denuncia penale del 31 gennaio 2013, fino a giugno dello stesso anno . Se la truffa non fosse stata scoperta la donna avrebbe percepito in totale 1'227'082 franchi fino all’età della pensione. Parte dei soldi versatigli, ha rimarcato il TF, erano serviti alla costruzione di una casa nella sua città natale in Serbia. In realtà, a partire dal 2007 “la ricorrente risultava (nuovamente) essere una persona attiva e sociale”: in Serbia, infatti, “frequentava discoteche, serate mondane e amici” e “organizzava vacanze e picnic con la famiglia”.

Preso atto di tutti questi elementi e della sua scarsa integrazione nonostante 22 anni di permanenza in Svizzera (per comunicare con le autorità si serviva di un’interprete) il TF ha confermato quanto già deciso nel novembre del 2017 dal Tribunale amministrativo sangallese.

nic

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