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Svizzera
“Sì a Frontex per contribuire alla sicurezza”
Immagine Shutterstock
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Keystone-ats
4 anni fa
Secondo un comitato interpartitico la Confederazione contribuirà alla sicurezza in Europa, nonché a rafforzare i diritti umani e a proteggere le frontiere elvetiche

La Svizzera è chiamata a dare il suo contributo e ad assumersi delle responsabilità sul rafforzamento di Frontex. È quanto sostiene un comitato interpartitico, secondo cui con un “sì” alle urne, il prossimo 15 maggio, la Confederazione contribuirà alla sicurezza in Europa, nonché a rafforzare i diritti umani e a proteggere le frontiere elvetiche. Stando al comitato “”Frontex-Schengen SÌ”, composto da rappresentanti dei Verdi liberali, dell’Alleanza del Centro, del PLR, dell’economia e del turismo, un eventuale no all’aumento del contributo all’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera metterebbe a rischio la sicurezza, le relazioni con l’Ue e avrebbe conseguenze negative per l’economia e il turismo. In una conferenza stampa tenutasi oggi a Berna, i sostenitori del testo - fra i quali figurano anche rappresentati dell’UDC, di Operazione Libero e del Movimento europeo svizzero - hanno infatti ricordato che è in gioco l’appartenenza della Svizzera a Schengen.

Focus su Schengen
Per la consigliera nazionale Tiana Angelina Moser (PVL/ZH), non si può scegliere ciò che ci fa comodo - ad esempio la libertà di viaggiare - e opporsi ad altri obblighi. Il trattato di Schengen non è un menù “à la carte”, ha evidenziato la parlamentare dei Verdi liberali. Schengen, ha spiegato dal canto suo la consigliera nazionale Ida Glanzmann-Hunkeler (Centro/LU), ha creato uno spazio di sicurezza comune in cui le forze di polizia di tutti i paesi, Svizzera compresa, lavorano in stretta collaborazione. Se la Svizzera non fosse più membro di Schengen, perderebbe l’accesso a queste importanti banche dati di ricerca, ha ribadito il consigliere nazionale Jean-Pierre Grin (UDC/VD). Secondo quest’ultimo, con l’abolizione del trattato di Schengen decadrebbe anche l’accordo di Dublino (giuridicamente legato ad esso) e ciò complicherebbe le cose in materia di asilo nella Confederazione. Pure il consigliere nazionale Andri Silberschmidt (PLR/ZH), attuale vicepresidente del partito, si è concentrato sul tema della sicurezza, in particolare considerando l’attuale situazione in Europa. A suo avviso, inoltre, è ironico che la sinistra si opponga a questo rafforzamento, dal momento che viene messo in discussione l’accordo di Schengen. Proprio il PS in passato ha fatto leva su questo argomento, ritenendo fatale un eventuale abbandono del trattato.

Economia e turismo
La direttrice di Economiesuisse, Monika Rühl, è convinta che la votazione su Frontex sia anche una decisione fondamentale in termini di politica economica. La numero uno della federazione delle imprese svizzere ha ricordato l’importanza dell’accordo di Schengen per le aziende e - dopo lo stop ai negoziati sull’accordo quadro istituzionale - anche per la formazione, con la parziale esclusione della Svizzera dal programma quadro di ricerca europeo “Orizzonte Europa”. La libertà di viaggiare è invece fondamentale per il turismo: senza Schengen, la Svizzera diventerebbe un’isola di visti, ha avvertito Nicolo Paganini, presidente della Federazione svizzera del turismo, secondo cui la reintroduzione dei controlli alle frontiere complicherebbe le cose e porterebbe unicamente “burocrazia di viaggio”.

Fino a 61 milioni entro il 2027
Per controllare meglio le frontiere esterne di Schengen, e sulla scorta delle ondate migratorie degli ultimi anni, come nel 2015, l’Ue ha deciso di rafforzare il mandato di Frontex, istituita nel 2004. Il nuovo regolamento mira, tra le altre cose, a migliorare il rimpatrio dei migranti illegali, a sostenere i ritorni volontari e a ottenere documenti di viaggio. Il Parlamento elvetico ha approvato il progetto: i contributi finanziari della Svizzera a Frontex aumenteranno di conseguenza, passando dai 24 milioni di franchi del 2021 a 61 milioni nel 2027. Stando al progetto europeo, adottato definitivamente dal Consiglio nazionale lo scorso settembre, per garantire il personale necessario, tra il 2021 e il 2027 Frontex dovrebbe costituire un corpo permanente comprendente fino a 10 mila membri al massimo. La Svizzera partecipava già in precedenza agli interventi di Frontex con i propri esperti. Entro il 2027 dovrà presumibilmente svolgere al massimo 16 interventi della durata di due anni e fino a 59 di quattro mesi ciascuno. Pertanto, Berna dovrebbe mettere a disposizione al massimo 39 esperti all’anno. Gli oppositori del progetto temono che con i fondi aggiuntivi, i confini esterni dell’Europa verrebbero sigillati ancora di più: a loro avviso, Frontex non fa altro che complicare l’ingresso in Europa dei migranti, anche di coloro che necessitano di protezione, violando di fatto i diritti umani.

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