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un mese fa
Il Paese celebra la sua festa nazionale in ogni angolo della Confederazione – Cassis: «La Svizzera va coltivata con pazienza» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
un mese fa
A Lugano lo spettacolo dei fuochi d'artificio

Il Primo agosto (solitamente) fa rima con spettacolo pirotecnico. Che, a Lugano – con una deroga cantonale sul divieto di accendere fuochi all'aperto – è iniziato puntuale alle 22.30. Lo spettacolo «Sinfonia di luce» è realizzato dalla ditta ticinese La Pirotecnica Sagl di Colombo.

Il cielo sopra il Ceresio si è illuminato di colori e piccole esplosioni. Lo spettacolo, seguito da numerosi spettatori sulle rive e nelle piazze della città, ha regalato una suggestiva successione di colori e riflessi sull’acqua. Le esplosioni hanno accompagnato la serata con effetti luminosi di diversa intensità, creando un’atmosfera festosa e coinvolgente. Il lago, immobile sotto il cielo notturno, ha amplificato la bellezza delle scie e dei lampi. Famiglie, cittadini e visitatori hanno assistito allo spettacolo dal lungolago e dai punti panoramici della città.

Il momento conclusivo di una giornata dedicata alla Festa nazionale e alla comunità. Tra applausi e meraviglia, le ultime esplosioni hanno lasciato spazio alla quiete della notte. Un finale suggestivo per i festeggiamenti luganesi del Primo agosto.  

un mese fa
Marco Chiesa a Lugano, il «Patto» come filo conduttore

I festeggiamenti della Città di Lugano sono culminati, alle 21:15 in Piazza della Riforma, con l’allocuzione a cura del municipale democentrista Marco Chiesa.

Il «Patto» come filo conduttore

Nel suo intervento, Chiesa ha scelto una parola per riassumere il significato della Festa nazionale: «Patto». A partire dal giuramento del 1291, il consigliere agli Stati ha presentato la storia svizzera come una promessa rinnovata nel tempo: quella di assumersi la responsabilità del proprio futuro, garantire l'aiuto reciproco e restare uniti pur nelle differenze.

Il riferimento al Patto del Grütli gli ha permesso di sottolineare che la Confederazione non si è costruita sull'omogeneità. Nei secoli si sono aggiunti nuovi Cantoni, lingue, confessioni e sensibilità, ma — secondo Chiesa — è rimasta intatta l'idea di fondo: una comunità è libera quando può decidere della propria sorte senza delegare ad altri le questioni fondamentali.

Il discorso ha poi richiamato la crisi del 1481 e il ruolo di Nicolao della Flüe, che Chiesa ha indicato come esempio della capacità di ritrovare il dialogo nei momenti di maggiore divisione. La Confederazione, ha osservato, riuscì allora a superare le tensioni non perché le parti fossero diventate uguali, ma perché riconobbero ciò che le univa come più importante di ciò che le divideva.

Una parte centrale dell'allocuzione è stata dedicata alla storia luganese. Chiesa ha ricordato la difesa della città nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 1798, quando i Volontari Luganesi respinsero l'attacco proveniente da Campione. Tra loro vi era Giovanni Taglioretti, l'unico volontario caduto quella notte. Il suo sacrificio, ha detto Chiesa, non ricorda una conquista, ma «una promessa mantenuta».

In quel contesto si inserisce anche il motto «Liberi e Svizzeri», che il presidente dell'UDC ha definito un modo di intendere tanto la libertà quanto l'appartenenza alla Confederazione. I cittadini di Lugano, ha sostenuto, non combatterono per sostituire un padrone con un altro, ma perché il futuro della loro comunità non venisse deciso senza di loro.

Da qui il passaggio all'attualità. Chiesa ha difeso l'indipendenza, la neutralità, il federalismo e la democrazia diretta come elementi fondanti dell'identità elvetica. «Le decisioni che ci riguardano devono rimanere il più possibile nelle mani dei cittadini», ha affermato, collegando il principio del Patto alla partecipazione politica: ogni voto, ogni firma e ogni decisione popolare rinnovano quella promessa originaria.

La libertà, ha aggiunto, non consiste soltanto nell'avere dei diritti, ma anche nell'assumersi delle responsabilità. Un concetto che il consigliere agli Stati ha collegato all'iscrizione sulla facciata di Palazzo Civico, «Aere civium conditum», ovvero «costruito con il denaro dei cittadini». Le istituzioni, ha spiegato, vivono della fiducia della popolazione e sono autorevoli solo quando restano al servizio della comunità.

In conclusione, Chiesa ha invitato a non considerare acquisiti per sempre i valori e le istituzioni della Svizzera. Ogni generazione, ha detto, riceve questo patrimonio e deve decidere se trasmetterlo a quella successiva. «La Svizzera non continuerà a essere libera per inerzia», ha avvertito, ribadendo la necessità di custodire le istituzioni, difendere l'indipendenza e assumersi quotidianamente la responsabilità del futuro.

un mese fa
Mario Branda a Bellinzona: «Niente fuochi, ma è un sacrificio piccolo»

Un Primo agosto «un po' particolare», per due ragioni. Così il sindaco di Bellinzona Mario Branda ha aperto la sua allocuzione in Piazza del Sole, davanti all'ospite d'onore della serata, il direttore della nazionale svizzera di calcio Pierluigi Tami.

La prima ragione è l'assenza dei fuochi d'artificio, cancellati per il rischio d'incendio. Branda si è rivolto anzitutto ai più piccoli: «Ci rendiamo conto che saranno rimasti delusi e, magari, qualcuno di loro ha rinunciato a venire questa sera in Piazza o ad appostarsi lungo una delle strade che conduce ai castelli. La decisione però era inevitabile».

Da lì il sindaco ha allargato il discorso al cambiamento climatico, citando i roghi che hanno divorato migliaia di ettari fra Francia e Spagna, gli incendi in Grecia e in California, lo scioglimento dei ghiacciai e il calo delle riserve idriche «anche in un Paese ricco e felice della propria acqua come la Svizzera». Il paragone con chi ha perso la casa nelle scorse settimane serve a ridimensionare la rinuncia bellinzonese: «Non così grande però come per chi è stato costretto a fuggire da casa lasciando indietro i propri beni». La conclusione è netta: «Il tempo è scaduto, non si può più tergiversare».

La seconda parte del discorso ruota attorno all'ospite. Branda ha usato la Nati come metafora della Svizzera: «Nella nostra nazionale non ci sono i super-campioni, come magari ha la Francia, la Spagna o l'Argentina», ma Tami, Murat Yakin e i loro collaboratori hanno saputo «trasformare le possibili vulnerabilità in elementi di resistenza».

Da qui il passaggio più politico della serata, sui nomi dei giocatori che «ci raccontano di storie, biografie, origini, lingue diverse»: «Se chiedessi qui e ora di dire chi non ha una mamma o un papà, una nonna o un nonno, magari un bisnonno arrivati in Svizzera e in Ticino dall'estero, non credo si alzerebbero troppe mani». Per il sindaco è proprio questa una delle chiavi del successo elvetico: prima far convivere popolazioni con lingue, religioni e tradizioni diverse, poi accogliere e integrare centinaia di migliaia di persone i cui discendenti «costituiscono oggi una parte importante dell'ossatura del nostro Paese» .

Branda ha ringraziato Tami per aver accettato l'invito «quando non si sapeva ancora come sarebbe andata la nostra nazionale».

Gli auguri finali sono andati «a chi crede nella pace; a chi non sopporta e s'indigna per quanto è accaduto e sta accadendo in Palestina, in Ucraina, ma anche in Sud Sudan e, in generale, dove piovono bombe e regna odio o indifferenza». Poi il ringraziamento al Rabadan e ai cuochi del risotto, e il richiamo ai «principi di giustizia e solidarietà espressi nei patti confederali più antichi».

un mese fa
Cassis ad Avenches: «La neutralità non è un rifugio, ma il nostro modo di essere utili al mondo»

«Perché la Svizzera c'è ancora oggi?». È la domanda da cui Ignazio Cassis ha preso le mosse nel suo discorso pronunciato ad Avenches, nel canton Vaud, in occasione del 1° agosto. Una riflessione sulla storia del Paese, sul suo futuro e sul ruolo della neutralità in un mondo sempre più instabile.

Richiamando le vestigia di Aventicum, l'antica città romana che aveva rappresentato un centro importante dell'Impero, il capo del Dipartimento federale degli affari esteri ha osservato che la Svizzera è sopravvissuta non perché sia rimasta immutata, ma perché ha saputo evolvere «senza mai smettere di essere sé stessa».

Cassis ha evocato le crisi e le guerre che segnano il contesto internazionale: dagli incendi ai terremoti, dalla guerra in Ucraina ai conflitti in Medio Oriente. In questo scenario, ha sottolineato, la possibilità di votare, esprimere liberamente le proprie opinioni, praticare una religione — o nessuna — e criticare il Governo non deve essere data per scontata. Sono «privilegi» che la stabilità elvetica permette ancora di vivere come normalità quotidiana.

Il consigliere federale ha quindi dedicato la parte centrale del suo intervento alla neutralità, definendola parte dell'identità svizzera e uno strumento al servizio della libertà, della sicurezza e della prosperità. «La nostra neutralità non è un museo. Non è una reliquia. È uno strumento», ha affermato, sostenendo che essa debba essere utilizzata per offrire luoghi di incontro, favorire il dialogo e avvicinare le parti quando i negoziati sembrano bloccati.

In vista della prossima votazione sull'iniziativa popolare che propone di sancire nella Costituzione una definizione più dettagliata e vincolante della neutralità, Cassis ha posto una domanda: si vuole una neutralità «più forte o più rigida»? A suo avviso, la Costituzione deve essere una bussola e non un manuale d'istruzioni, capace di indicare una direzione anche alle generazioni future.

«Il mondo non ha bisogno che la Svizzera sia più grande», ha concluso Cassis. «Ha bisogno che resti la Svizzera. Forse persino di un po' più di Svizzera».

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Jans a Ginevra: «La patria non è un luogo, ma il modo in cui scegliamo di andare avanti insieme»

Una giornata in tre tappe nella diversità elvetica: da Therwil, nel suo canton Basilea-Città, a una fattoria di Biembach nell'Emmental, fino alla Ginevra multiculturale. Con questo percorso simbolico, il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, Beat Jans, ha voluto incarnare nel 1° agosto 2025 l'essenza stessa del messaggio che ha voluto lanciare: la Svizzera è grande perché è diversa.

Davanti al pubblico riunito nel parco della villa La Grange, sulle rive del Lemano, Jans ha riflettuto sul concetto di patria. «La patria è ovunque ci si senta bene», ha detto il consigliere federale, citando anche l'esploratrice ginevrina Ella Maillart: «Ho dovuto vivere nel deserto per capire il pieno valore dell'erba verde».

Nel suo discorso, Jans ha ripercorso la storia della Confederazione — dalla sua origine come unione di pochi cantoni fino allo Stato federale del 1848 — sottolineando come l'apertura e la diversità abbiano sempre rappresentato una forza, non una debolezza. Ha ricordato il contributo dei rifugiati, dei lavoratori stranieri e degli immigrati alla prosperità e alla reputazione internazionale della Svizzera.

Sul piano politico, il ministro della Giustizia ha difeso la via bilaterale con l'Unione europea. «La geografia fa di noi dei vicini, l'economia dei partner, i valori comuni degli alleati», ha affermato, aggiungendo che «l'Europa, in fondo, è anche casa nostra».

Jans ha poi lanciato un appello alla coesione e alla cura della democrazia, invitando i cittadini a considerare le divergenze di opinione come «una chance» e a impegnarsi nel dialogo. Un pensiero anche alla lotta contro la violenza sulle donne: «Per sentirsi a casa, bisogna poter vivere senza paura, sicuri dei propri diritti e libertà».

«Forse la patria non è davvero un luogo, ma semplicemente il modo in cui scegliamo di andare avanti insieme»: con questa frase, Jans ha concluso il suo intervento alla Festa nazionale.

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Festa Nazionale scout al BeSTiale con Martin Pfister e Marina Carobbio

Il Campo Cantonale BeSTiale 2026 ha vissuto oggi una delle sue giornate più significative, celebrando contemporaneamente la Festa nazionale svizzera e la Giornata cantonale dello Scoutismo in Ticino e nel Moesano. Per l’occasione il campo ha accolto anche i più piccoli del movimento: castori e lupetti provenienti da numerose sezioni del cantone hanno raggiunto il campo per condividere una giornata di attività, incontri e scoperta della vita scout.

Momento centrale della giornata è stata la cerimonia ufficiale alla presenza delle autorità. Paolo Beltraminelli ha introdotto la cerimonia: è stata la sindaca di Campo Blenio, Claudia Boschetti Straub, che ha dato il benvenuto a tutti e a tutte le presenti, esprimendo il proprio onore e la propria soddisfazione nell'ospitare il Campo cantonale BeSTiale 2026. Ha ricordato come questo progetto abbia iniziato a prendere forma oltre due anni fa e come oggi sia diventato realtà, portando nel comune migliaia di scout e un'importante occasione di incontro, volontariato eo condivisione.

Tra gli ospiti più attesi è stato sicuramente il consigliere federale Martin Pfister, che durante la sua giovinezza ha vissuto l’esperienza scout, sottolineando come «per far funzionare le cose si vive insieme, si lavora insieme e si canta insieme, anche se non sempre nella stessa tonalità». In occasione della celebrazione del Primo d’agosto ha raccontato come la Svizzera sia, in fondo, un grande campo scout. Non perché sia un Paese senza problemi, ma perché, di fronte alle difficoltà, dimostra ogni volta di saper trovare insieme una strada, collaborando con spirito di solidarietà e responsabilità.

Alla cerimonia è intervenuta anche la presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio, che ha portato il proprio saluto ai partecipanti, ringraziando gli organizzatori, i volontari e le volontarie, le famiglie ma soprattutto gli e le scout presenti per l’importante lavoro svolto nella realizzazione di un evento di questa portata. Citando il motto del BeSTiale, «Sém. Ném. Fém.», Carobbio ha spiegato di volerlo fare proprio anche come augurio per la Festa Nazionale: esserci, andare incontro agli altri e fare ciascuno la propria parte, insieme.

La giornata si è conclusa con i tradizionali festeggiamenti del 1° Agosto, tra corni delle alpi, momenti di condivisione e riflessioni sui valori che accomunano la comunità scout e quella Svizzera.

un mese fa
Massagno: dalla freccia di Tell all’Odissea di Ulisse

Massagno ha festeggiato il Natale della Patria con il giornalista, storico e divulgatore di origine massagense Jonas Marti, introdotto per l’occasione dal presidente della Pro Massagno Franco Locatelli, e con la sindaca Simona Rusconi. Tra i presenti diversi rappresentanti delle Autorità cantonali e comunali, tra cui la presidente del Gran Consiglio Daria Lepori, alcuni granconsiglieri, diversi municipali, consiglieri comunali, rappresentanti  delle associazioni e molti cittadini e cittadine.

Dopo il tradizionale aperitivo è stata la sindaca Simona Rusconi ad aprire il momento  ufficiale. «Switzerland is great since 1291» recita il celebre cappellino del Consigliere federale  Guy Parmelin, uno slogan che ben introduce la domanda posta dalla sindaca: cosa rende ‘grande’ la Svizzera? «Non la forza, non la ricchezza, ma l’unità nella diversità, la democrazia - dove il popolo è davvero sovrano - e la dignità che viene riconosciuta a ogni persona. […]  Oggi non è evidente impegnarsi per la cosa pubblica perché siamo immersi in una mentalità individualista e facilmente diamo per scontato quello che abbiamo. Eppure, dietro a ciò che funziona, ci sono persone che dedicano molto tempo e energie. […] La politica non è potere, non è arroganza […] - prosegue la Sindaca - ma servizio, ascolto e impegno per e con la comunità. Io la vivo come una cosa grande e affascinante. Quindi lancio un appello a tutti, in particolare ai giovani, di non temere di avvicinarsi a questa dimensione della realtà così importante.»

E a proposito di impegno per la comunità e altruismo Jonas Marti ha spiegato come «oggi il Grütli può essere il pianerottolo di un condominio, una scuola, un consiglio comunale, un’azienda, una famiglia. Ogni luogo nel quale decidiamo che il pronome più difficile della lingua non è ‘io’, ma ‘noi’. La Grecia ha avuto Omero. La Svizzera ha costruito un’epopea collettiva, fatta di racconti diversi e unita da una convinzione: la libertà non è un’eredità garantita.» Riflettendo sul valore dei miti fondativi della Svizzera e mettendoli in dialogo con l'Odissea di Omero, attraverso il parallelismo tra Ulisse e Guglielmo Tell, Jonas Marti ha evidenziato come i grandi racconti, pur intrecciando storia e leggenda, continuino a parlare al presente perché esprimono valori universali e domande sempre attuali, dove la libertà, la democrazia e la coesione sociale non sono conquiste definitive, ma valori che devono essere rinnovati ogni giorno attraverso le scelte e i comportamenti di ciascuno. Allo stesso modo, la freccia di Tell non è più rivolta a una mela, ma rappresenta la responsabilità individuale e collettiva di rendere vivi, con i gesti quotidiani, i principi che hanno contribuito a costruire l'identità del Paese: «quella freccia oggi è nelle nostre mani», conclude Jonas Marti.

un mese fa
In 80 mila al brunch in fattoria

Il brunch in fattoria del 1° agosto continua a riscuotere grande successo. Secondo l'Unione svizzera dei contadini, quest'anno circa 80 mila persone hanno potuto gustare i prodotti regionali e delle fattorie in un'atmosfera speciale.

Circa 283 famiglie contadine hanno aperto le porte delle loro fattorie in occasione della festa nazionale, indica in una nota l'Unione dei contadini. L'evento vive degli scambi tra le persone e degli incontri tra le famiglie contadine e la popolazione, ha dichiarato Andrea Camadini, responsabile del progetto presso l'Unione dei contadini.

Tra gli ospiti figuravano anche quest'anno diversi membri del Consiglio federale. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha partecipato al brunch a Hildisrieden (LU), la ministra dell’Interno Elisabeth Baume-Schneider a Boécourt (JU), il ministro della Giustizia Beat Jans a Biembach (BE) nell’Emmental e il ministro degli Esteri Ignazio Cassis a Düdingen (FR).

un mese fa
Sul Grütli dominano i costumi tradizionali e un berretto rosso

I costumi tradizionali sono stati al centro dell'attenzione durante la Festa nazionale sul Grütli. Nel suo discorso del 1° agosto, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha definito le tradizioni vivaci e variegate uno dei pilastri della Svizzera.

Secondo i dati forniti dalla Società svizzera di utilità pubblica (SSUP), che organizza la cerimonia, oggi si sono recate al Grütli oltre 1'100 persone. Diverse centinaia indossavano un costume tradizionale. L'ospite d'onore di quest'anno era infatti l'Associazione svizzera dei costumi tradizionali, fondata cento anni fa a Lucerna.

I costumi tradizionali, estremamente variegati, hanno dato un tocco di colore alla cerimonia. Si potevano vedere cuffiette e cappelli di paglia per le donne, pantaloni lunghi e al ginocchio per gli uomini, scarpe eleganti con fibbie e zoccoli massicci. Già durante la traversata del lago da Brunnen (SZ) al Grütli, alcuni partecipanti in costume tradizionale hanno creato un'atmosfera festosa, scatenandosi in balli al ritmo della musica Ländler suonata dal vivo.

Anche il presidente della Confederazione Guy Parmelin, nel suo discorso ha fatto riferimento ai costumi tradizionali. La tradizione rimane viva quando le persone la indossano - anche in senso letterale - ha affermato. L'abbigliamento rende visibile «chi siamo, da dove veniamo o a cosa sentiamo di appartenere», ha affermato Parmelin. La Svizzera non conosce solo molti linguaggi dell'abbigliamento, ma anche lingue nazionali, regioni e tradizioni. «Questa diversità non ci divide».

Non solo l'abbigliamento, ma anche il Grütli racconta, secondo Parmelin, di origini e appartenenza. Racconta che la Svizzera non è mai stata grande per le sue dimensioni, ma per la sua volontà di determinare autonomamente il proprio destino.

Il Grütli non è né un palazzo né una fortezza, ha affermato Parmelin. «È un semplice prato». Ciò dimostra che in Svizzera al centro ci sono le persone. La Svizzera non poggia su una singola persona o istituzione, ma su milioni di persone che ogni giorno si assumono le proprie responsabilità.

Il Gütli dimostra anche che persone di origini diverse sono più forti insieme che da sole, ha affermato il presidente della Confederazione. La Svizzera non è solo un'eredità, ma anche una responsabilità che ogni generazione deve assumersi di nuovo. «Non importa quali abiti indossino. Che si tratti di costumi tradizionali, completi, pantaloncini o cappellini da baseball rossi», ha detto Parmelin, agitando il suo famoso cappellino con la scritta «Switzerland - Great Since 1291».

Parmelin si era già infilato il cappellino quando è entrato sul prato del Grütli, attirando gli applausi e le grida di «bravo» della folla. Il presidente della Confederazione ha quindi spiegato che il cappellino non era stata una sua idea, ma era stato proposto da «Presenza Svizzera», l'unità del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) che promuove l'immagine della Svizzera all'estero. Il vodese ha definito il cappellino un «occhiolino» rivolto agli Stati Uniti.

un mese fa
Il capo dell'esercito Roos difende il patriottismo a Zurigo

In occasione della festa nazionale a Zurigo il capo dell'esercito Benedikt Roos ha affermato che di tanto in tanto ha quasi la sensazione di doversi scusare per il proprio patriottismo. Ma patriottismo non significa certo che la Svizzera sia migliore delle altre.

«Per me il patriottismo significa assumersi la responsabilità della propria patria», ha affermato il bernese davanti ai circa 1'500 presenti riuniti presso la Stadthausanlage, nei pressi del lungolago di Zurigo. «Per questo non dobbiamo scusarci, anzi.»

La Svizzera non è perfetta, non lo è mai stata. «Discutiamo, litighiamo e votiamo, a Zurigo persino sui soffiatori per le foglie», ha dichiarato. All'estero la gente si chiederebbe perché votiamo su cose del genere. Ma è proprio per questo che il Paese funziona.

Il mondo che ci circonda è cambiato, come ben sappiamo. Attualmente la Svizzera viene attaccata ogni giorno, tramite attacchi informatici, disinformazione o spionaggio. «Dobbiamo prepararci ad affrontare queste minacce». Valori come la libertà, la democrazia e lo Stato di diritto devono essere protetti. «Questo vale non solo per l'esercito, ma per tutti noi».

Roos, che per il suo intervento nel caldo di mezzogiorno era arrivato direttamente dalle vacanze, non ha però trasmesso solo serietà militare. Ha anche raccontato una barzelletta sui soldati: «I bernesi sono i migliori soldati. Se un bernese muore sul campo di battaglia, continua a combattere per altri due giorni, finché non se ne accorge».

un mese fa
Primo agosto del PLR ad Airolo: «Liberi, sicuri e coraggiosi»

Duecento liberali radicali si sono ritrovati oggi ad Airolo Pesciüm per festeggiare il Primo agosto, in una giornata conviviale fra brunch e attività ricreative scandita dagli interventi del presidente cantonale Alessandro Speziali e del consigliere di Stato Christian Vitta.

Speziali ha impostato il suo discorso su tre concetti. «Il Primo agosto non è soltanto una ricorrenza. Non è una bandiera appesa a un balcone, un falò acceso o un discorso pronunciato mentre si aspetta la griglia. È il momento nel quale ci domandiamo che cosa significhi davvero essere svizzeri. E poi incarnare la risposta per gli altri 12 mesi». La sua risposta: essere liberi, sicuri e coraggiosi. Liberi «di intraprendere, di lavorare, di creare una famiglia, di dissentire e anche di sbagliare»; sicuri «nelle nostre case e nelle nostre strade», ma anche che «la legge valga per tutti».

La parte più politica dell'intervento riguarda proprio il rapporto fra cittadini e istituzioni. «La politica non è fatta soltanto di procedure, competenze e decisioni cresciute in giudicato. È fatta anche di esempi, di comportamenti e della capacità di rappresentare degnamente le istituzioni», ha detto Speziali, constatando che la fiducia è «a uno dei suoi livelli più bassi». Ma senza scaricare la responsabilità: «Sarebbe troppo facile limitarsi a indicare le colpe degli altri. La fiducia non si ricostruisce con l'indignazione permanente e nemmeno con lo sciacallaggio. Si ricostruisce con la serietà. Con la trasparenza».

Sul coraggio, l'affondo contro un certo stile di comunicazione politica: «Il coraggio non è pubblicare la frase più aggressiva sui social. Non è cavalcare ogni rabbia perché porta qualche consenso. È difendere le istituzioni senza diventare servili verso chi le rappresenta».

Il consigliere di Stato ha invece allargato lo sguardo al ruolo del Cantone: «La nostra posizione ci permette di essere una terra di collegamento, un ponte tra Nord e Sud», ha rivendicato, citando capacità innovativa delle imprese, centri di ricerca internazionali e qualità del lavoro. Da qui l'invito a coltivare rapporti solidi con Berna «anche quando alcuni temi possono mettere alla prova il dialogo», con un riferimento esplicito al dibattito sulla perequazione finanziaria intercantonale: «La solidarietà tra Cantoni è uno dei pilastri del nostro federalismo e rappresenta un valore che il Ticino ha sempre condiviso». La chiusa sulla Willensnation: «Significa non solo appartenere a una comunità, ma partecipare attivamente alla sua costruzione».

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Keller-Sutter promuove stabilità e finanze solide a Kradolf

La consigliera federale Karin Keller-Sutter è intervenuta alla festa nazionale oggi a Kradolf-Schönenberg (TG) per promuovere la stabilità, la solidità delle finanze pubbliche e la ricerca del consenso. Non è mancata una frecciatina ironica al canton Turgovia.

«La stabilità è la carta vincente più importante della Svizzera nell'attuale contesto mondiale», ha dichiarato l'esponente del PLR nel suo discorso tenuto a mezzogiorno in un tendone allestito davanti al palazzetto polivalente di Kradolf.

Le finanze sane e il basso indebitamento del Paese rappresentano la migliore prevenzione contro le crisi, ha sottolineato la ministra delle finanze, ha affermato la responsabile del Dipartimento federale delle finanze (DFF). Ciò vale anche in tempi difficili caratterizzati da guerre di aggressione e commerciali, isolamento economico, invecchiamento della popolazione e cambiamenti climatici.

Affidabilità e costanza sono fondamentali in un mondo caratterizzato da cambiamenti sempre più rapidi. Il sistema svizzero, con il federalismo e la democrazia diretta, richiede talvolta più tempo per prendere decisioni, ma infonde fiducia.

Keller-Sutter ha illustrato un tipico processo decisionale svizzero prendendo ad esempio il Salmo svizzero. Il canto è stato composto già nel 1841, ma per molto tempo il Consiglio federale «non si è considerato l'autorità suprema in materia di canto». Ci sono voluti infine 140 anni prima che, nel 1981, il governo federale dichiarasse il Salmo svizzero inno nazionale ufficiale. Prima di questa decisione, già nel 1965, durante una seduta, il Consiglio federale si era fatto ascoltare su disco diversi brani candidati.

Nel suo intervento sull'inno nazionale, la sangallese ha anche lanciato una frecciatina umoristica al cantone ospitante. In occasione di una consultazione cantonale del 1975, solo quattro cantoni avrebbero respinto l'inno definendolo «espressamente inadatto» - tra cui, proprio il Canton Turgovia, che manco a dirlo confina con San Gallo.

Il fatto che il testo sia stato scritto dal protestante liberale Leonhard Widmer e la musica dal sacerdote cattolico Alberik Zwyssig dimostra inoltre che già nel 1841, in un'epoca di forte polarizzazione, la Svizzera cercava un elemento di coesione. All'epoca i due autori non erano certo «sulla stessa lunghezza d'onda».

Il Salmo svizzero è quindi un simbolo del fatto «che, sempre e soprattutto in politica, si tratta anche di superare le differenze attraverso il dialogo per raggiungere un obiettivo comune», ha concluso Keller-Sutter. Ciò può richiedere più tempo, ma di solito dura anche più a lungo.

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Parmelin lancia un appello a coesione e responsabilità

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, nella sua allocuzione televisiva per la festa nazionale, ha fatto un appello alle cittadine e ai cittadini svizzeri a essere coesi e responsabili per «preservare i valori del Paese».

Nel discorso, registrato in una fabbrica di bandiere a Neudorf (LU) il consigliere federale ha insistito sullo sforzo necessario per conservare la libertà e la democrazia. Ha quindi paragonato il simbolo della croce bianca su sfondo rosso e della sua formazione per ricordare che «anche i simboli più astratti hanno una base concreta» e che prima di sventolare «la bandiera svizzera prende forma da un tessuto grezzo» lavorato «con cura».

Secondo Parmelin, l'apparente semplicità della bandiera «cela valori inestimabili quali la libertà, la neutralità, la democrazia e la volontà di rimanere uniti al di là delle differenze».

«La coesione svizzera parte dal basso», ha sottolineato il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), facendo riferimento a Comuni e Cantoni, così come ad «atelier, fattorie, imprese, scuole e associazioni».

Per il vodese ciò si concretizza nella solidarietà, nell'adempimento dei compiti, nel rispetto della parola data e nella trasmissione del sapere.

«Non può esserci libertà senza responsabilità», ha quindi aggiunto. «Credo in questa Svizzera: quella che non cede alla via più semplice, che sa essere orgogliosa ma mai arrogante, generosa ma mai ingenua, innovativa senza mai rinnegare il proprio passato, e propositiva senza mai temere di rimettersi in discussione. Credo in una Svizzera che non vuole chiudersi al mondo ma che non rinuncia alla propria libertà di giudizio».

In conclusione il presidente della Confederazione ha invitato a prendersi cura delle istituzioni, dei valori e delle tradizioni elvetici. «La democrazia diretta, il federalismo, la neutralità, il rispetto delle minoranze, il compromesso e la passione per il lavoro fatto bene, non stanno insieme per magia. Serve una base solida, quella che numerose generazioni prima di noi hanno eretto, curato, difeso e tramandato», ha osservato.

In un mondo tormentato la bandiera non deve diventare un segnale di chiusura, ma restare «un segno di fiducia», ha chiosato.

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Alain de Raemy e la messa al San Gottardo

Si è tenuta anche quest'anno, sul Passo del San Gottardo, la tradizionale messa del Primo agosto. A celebrarla, davanti ai fedeli saliti a quota 2.106 metri, l'amministratore apostolico della Diocesi di Lugano Alain de Raemy.

«Oggi festeggiamo cose davvero belle: patria, casa, famiglia, legami, istituzioni, tradizioni, valori, festeggiamo il modello svizzero, anche se sempre perfettibile, di vita democratica», ha detto in apertura della celebrazione.

L'omelia si è aperta invece con una citazione evangelica, «un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua», da cui De Raemy ha ricavato un invito rivolto ai fedeli: la terra elvetica, ha ricordato, «è stata prima ancora che unione di cantoni, terra con cristiani profetici», e ancora oggi «non possiamo che essere profeti. Non per rinnegare la Svizzera, ma proprio per valorizzarla, anche quando non veniamo capiti».

Alla messa hanno preso parte anche i vescovi Jean-Marie Lovey (Sion) e Joseph Maria Bonnemain (Coira), il vescovo emerito di Lugano Pier Giacomo Grampa e il vescovo ausiliare emerito Pierre Farine. Come da tradizione, un gruppo di pellegrini ha raggiunto il valico a piedi partendo di prima mattina dal Motto Bartola.

un mese fa
Cassis a Düdingen: «La Svizzera va coltivata con pazienza»

«La Svizzera non cade dal cielo», ma «va coltivata». Si è espresso così il consigliere federale Ignazio Cassis, oggi nell'ambito dei festeggiamenti per il 1° agosto a un brunch in fattoria a Düdingen, Friburgo.

Per il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) la Svizzera «non parte da Berna», ma dai villaggi e nelle famiglie «dove la gente si sveglia presto e lavora duro», si legge nella versione scritta - bilingue, come lo è il canton Friburgo - del suo discorso.

L'esponente del PLR ha citato le difficoltà che stanno attanagliando gli agricoltori, come la siccità e il caldo. Invece di alzare gli occhi al cielo alla ricerca della pioggia, altri lo fanno «per i missili. Viviamo in un'epoca in cui il mondo appare più instabile, più imprevedibile», ha sottolineato.

In Svizzera le famiglie si riuniscono, i bambini giocano assieme e le fattorie aprono le loro porte, una cosa che ci pare normale ma non lo è ovunque. «Ciò ci ricorda una semplice verità: la Svizzera non cade dal cielo. Va coltivata, come un campo, con lavoro, pazienza e fiducia».

Le persone che curano la terra curano anche il Paese ha aggiunto il ticinese: «Un buon raccolto non si improvvisa, ogni raccolto è una scommessa sul futuro. Lo si prepara, lo si protegge, lo si trasmette. La stessa cosa vale per la Svizzera».

La pazienza è necessaria per l'agricoltura, ma si applica pure alla neutralità elvetica, ha proseguito Cassis, riferendosi al tema dell'iniziativa UDC sulla quale la popolazione sarà chiamata a votare il 27 settembre.

«La nostra neutralità non è fine a sé stessa, ma è un mezzo al servizio della nostra libertà, della nostra sicurezza e della nostra prosperità. Essere neutrali non significa voltare lo sguardo, bensì osservare e restare liberi per poter agire quando serve al nostro Paese», ha concluso.

un mese fa
Rossi: «Costruire insieme significa rafforzare il nostro Paese»

«La democrazia non consiste solo nel votare una o quattro volte all'anno. La democrazia inizia nel momento in cui poniamo domande, ci ascoltiamo a vicenda, siamo disposti ad accettare punti di vista diversi e a cercare insieme delle soluzioni». Con queste parole, il cancelliere della Confederazione Viktor Rossi ha voluto celebrare il Primo Agosto sui social. «La nostra democrazia si nutre della condivisione delle nostre idee. Porre domande è una forma di responsabilità. Pensare insieme significa costruire insieme. E costruire insieme significa rafforzare il nostro Paese».

un mese fa
Google celebra la Svizzera

Come ogni anno, Google festeggia la Festa nazionale svizzera. Il motore di ricerca mostra infatti la bandiera rossa con la croce bianca sulla sua pagina iniziale.

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Ma la vera Svizzera nacque nel 1848...

Più di uno svizzero su due (52%) ritiene che la Svizzera sia diventata uno Stato solo con la creazione dello Stato federale nel 1848. Unicamente il 21% della popolazione colloca questo atto fondante nel 1291. Il 1848 emerge con grande chiarezza nella Svizzera tedesca, mentre le opinioni sono più contrastanti nella Svizzera romanda e in Ticino, come rivela il barometro «La coesione in Svizzera», condotto dall’Istituto Sotomo per conto di Feldschlösschen e pubblicato domenica scorsa dalla NZZ am Sonntag.

L’indagine mostra inoltre che Guglielmo Tell è percepito più come una figura leggendaria o letteraria che come un personaggio storico. Quasi due terzi degli intervistati lo considerano soprattutto un personaggio leggendario (37%) o l’eroe dell’opera teatrale di Friedrich Schiller (28%), mentre solo il 27% lo vede come un combattente per la libertà contro gli Asburgo. Quest’ultima visione è più diffusa tra i giovani, nella Svizzera romanda e tra i simpatizzanti dell’UDC.  

un mese fa
Il punto alle 8.30

Già ben avviati ieri, venerdì sera, i festeggiamenti del Primo Agosto proseguono questo sabato, giorno della festa nazionale. Come di consueto, tutti i consiglieri federali saranno all’opera. Sono previsti sedici discorsi in ogni angolo del Paese.

Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, farà tre apparizioni nel corso della giornata. Si recherà in particolare sul mitico prato del Grütli. Dopo i discorsi a Fehraltorf (Zurigo) e nella Val Müstair (Grigioni), Albert Rösti proseguirà la sua maratona con tre interventi. 

In tutto il Paese, numerosi svizzeri si recheranno in fattoria per partecipare al tradizionale brunch del Primo Agosto. Tra loro, quattro consiglieri federali: Guy Parmelin, Elisabeth Baume-Schneider, Ignazio Cassis e Beat Jans. A causa del caldo e della siccità persistenti, la maggior parte dei cantoni ha introdotto divieti di accendere fuochi e di sparare fuochi d’artificio, che vanno da restrizioni parziali a divieti totali.

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