
L'UDC è irritata dalla decisione presa oggi dal Consiglio federale di non sottoporre automaticamente ogni nuova convenzione di doppia imposizione al referendum facoltativo. Secondo l'Unione democratica di centro il governo attribuisce maggiore importanza alla sua immagine all'estero che alla democrazia. Per il partito è inoltre incomprensibile l'intenzione del governo di partecipare con un importo massimo di dieci miliardi di dollari all'aumento del capitale del Fondo monetario internazionale (FMI). L'UDC esige un consolidamento dei diritti popolari e la possibilità di un referendum in occasione della rinegoziazione di ogni trattato, ha comunicato oggi. I paesi che hanno ricattato la Svizzera - come la Germania, la Francia e gli Stati Uniti - non devono di beneficiare delle stesse condizioni ottenute prima di loro da un paese "amico" come il Giappone. Il partito lancerà "in ogni caso" un referendum in occasione della rinegoziazione della prima convenzione di doppia imposizione se questa autorizza uno scambio automatico d'informazioni, ha indicato all'ATS il suo portavoce Alain Hauert. In caso contrario avviserà a tempo debito. Anche il PPD intende lanciare il referendum qualora si preveda uno scambio automatico di informazioni, ha detto la segretaria del gruppo parlamentare Alexandra Perina. Da parte sua la consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL) ha detto all'ATS di ritenere "poco furba" la decisione del governo di sottoporre a referendum solo la prima convenzione di doppia imposizione, in quanto il primo accordo sarebbe quello con il Giappone, un Paese con il quale la Svizzera non intrattiene legami economici molto stretti. Per quanto riguarda il credito da 10 miliardi di franchi promesso al FMI dal presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz, l'UDC ritiene che si tratti di nuove concessioni intollerabili senza una decisione del Parlamento e del popolo. Di tutt'altro tono la reazione del PS. I socialisti hanno accolto con soddisfazione la decisione del Consiglio federale di partecipare all'aumento delle risorse del FMI. Questo credito, si legge in un comunicato, rappresenta un doppio interesse per la Svizzera: quello di porre fine a un isolamento particolarmente nefasto per il paese sulla scena internazionale e quello di mantenere in buono stato l'economia rivolta verso l'esportazione. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

