
L'accordo fra Svizzera e Unione europea (UE) del 2004 sulla frode fiscale va rinegoziato: ne è convinto il commissario UE alla fiscalità, Lázló Kovács, che nei prossimi mesi intende chiedere un mandato in questo senso al Consiglio dei ministri dell'UE. In una conferenza stampa a Bruxelles Kovács si è detto "sicuro al 100%" di riuscire a ottenere il via libera dai ministri. La Commissione europea intende introdurre nella nuova intesa gli standard dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) relativi allo scambio, fra vari paesi, di informazioni fiscali. Kovács ha fatto l'esempio dell'accordo che l'UE sta attualmente trattando con il Liechtenstein. Il commissario si è espresso in tal senso durante la presentazione delle raccomandazioni riguardo al buon governo in ambito fiscale, concernenti sia l'UE, sia gli stati terzi, che saranno presentate durante la prossima riunione dei ministri delle finanze dell'UE (Ecofin) a inizio maggio. L'orientamento di Bruxelles si scontra con la strategia scelta dal Consiglio federale. In un'intervista pubblicata domenica dalla "SonntagsZeitung" Micheline Calmy-Rey ha affermato che la Svizzera non ha "nessuna ragione" per rinegoziare l'accordo in questione. "Il Consiglio federale ha deciso di applicare le nuove regole in materia di assistenza amministrativa nel quadro di accordi di doppia imposizione negoziati di volta in volta con ognuno dei paesi partner", ha spiegato Calmy-Rey, aggiungendo di dubitare che la Commissione europea riesca a convincere tutti i 27 stati membri. "Non sono sicura che tutti i Paesi dell'Ue siano pronti ad abbandonare nelle mani di Bruxelles le loro competenze in materia fiscale", ha dichiarato. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

