
I partiti di governo hanno reagito in modo differenziato alle dichiarazioni odierne del Consiglio federale sulla tutela del segreto bancario. Christian Levrat, presidente del Partito socialista, si è detto "deluso e preoccupato". Il Consiglio federale, a suo avviso, non ha capito l'urgenza della situazione e gioca a temporeggiare: ma se la Svizzera ad aprile dovesse essere iscritta nella lista nera dei paradisi fiscali dell'OCSE, i danni per l'economia reale elvetica sarebbero concreti. Per Levrat il governo deve passare all'offensiva, modificare la sua concezione del segreto bancario ed associarsi ad altre piazze finanziarie nella lotta ai reati fiscali. La sola estensione degli accordi sulla fiscalità del risparmio non basta. Anche per Cristophe Darbellay, presidente del Partito popolare democratico, la fiscalità del risparmio non è uno strumento idoneo, dato che "metterebbe la piazza finanziaria svizzera in ginocchio davanti alla concorrenza" e comunque non farebbe allentare la pressione internazionale. Bisogna delineare una strategia per salvaguardare il segreto bancario, ha affermato Darbellay, che si è detto solo moderatamente soddisfatto del gruppo di esperti nominato dal Consiglio federale. Troppi professori e membri dell'amministrazione, ha spiegato: i banchieri e i politici sono invece fuori gioco. "Non vogliamo diventare gli esattori fiscali di altri paesi", ha commentato Toni Brunner. Anche per il presidente dell'UDC l'estensione degli accordi sulla fiscalità non costituisce una soluzione. Brunner ha insistito sulla necessità di mantenere invariate le disposizioni relative alla frode fiscale, per non svuotare di contenuto il segreto bancario. Si è invece detto favorevole a un'accelerazione dell'assistenza amministrativa e giudiziaria: le procedure, ha detto, dovrebbero durare al massimo tre mesi. Il Partito liberale radicale, in un comunicato, approva la decisione del Consiglio federale di mantenere la distinzione tra evasione e frode fiscale e afferma di voler difendere la formula "evolutiva" del segreto bancario. Per il PLR i partner della Svizzera devono però rinunciare a chiedere lo scambio automatico delle informazioni fiscali e riconoscere lo stato di diritto e le procedure elvetiche. Nella discussione vanno poi coinvolte tutte le piazze finanziarie internazionali: le regole devono valere per tutti. Positivi i commenti dell'Associazione svizzera dei banchieri: "è un chiaro segnale, rivolto in particolare alla clientela estera, che potrà continuare ad avere fiducia nello stato di diritto elvetico", ha indicato il portavoce Thomas Sutter. Sulla stessa lunghezza d'onda Economiesuisse: il governo ha fatto conoscere in modo inequivocabile la sua posizione, ha spiegato Thomas Pletscher, membro della direzione. Bisognerà però trovare soluzioni innovative anche nell'ambito dell'assistenza giudiziaria, in modo da velocizzare le procedure. ATS
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