
Non accenna a placarsi la vertenza tra Svizzera e Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in seguito alla pubblicazione la scorsa settimana delle liste dei paradisi fiscali. Il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz ha infatti reagito oggi agli appunti mossigli dal segretario generale dell'OCSE Angel Gurria in una lettera inviatagli a inizio aprile e pubblicata ieri sul sito dell'organizzazione stessa. Nella missiva Gurria aveva definito "inesatti" alcuni rimproveri della Confederazione. La Svizzera - ha indicato oggi all'ATS il portavoce di Merz Roland Meier - in futuro si opporrà a che l'OCSE discuta in sua assenza di liste grigie o nere: vogliamo avere voce in capitolo su questi temi. Il presidente della Confederazione ha preso atto della lettera di Gurria, ha aggiunto il portavoce, precisando che la Svizzera, pur essendo un membro dell'Organizzazione, non è mai stata al corrente dell'incarico commissionato dal G20 all'OCSE di stilare una lista dei paradisi fiscali. Meier ha affermato che la Confederazione si opporrà in futuro con tutte le forze a ogni valutazione condotta - dall'OCSE o dagli stati del G20 - nei suoi confronti senza essere prima stata interpellata in merito ai criteri qualitativi adottati. Dal canto suo Gurria, nella missiva resa pubblica ieri sera, precisa che non vi sono "liste nere" e che l'OCSE "non ha incluso, né ha l'intenzione di includere" la Confederazione in una qualsiasi "lista nera". Il segretario generale dell'OCSE aggiunge tuttavia che finora la Svizzera non ha ancora raggiunto un accordo sullo scambio di informazioni fiscali che soddisfi i criteri dell'Organizzazione. Gurria sottolinea pure come le decisioni prese di recente sullo scambio di informazioni fossero "difficili", ma anche "coraggiose e corrette". Permettono alla Svizzera di beneficiare pienamente del suo ruolo in un'economia globale, scrive Gurria. Il segretario generale dell'OCSE elenca inoltre diversi incontri e colloqui avuti con membri del Consiglio federale e con il responsabile della delegazione elvetica all'OCSE Eric Martin, nei quali egli aveva invitato le autorità svizzere a giocare d'anticipo. Gurria cita tra le altre anche una riunione indetta dai ministri delle finanze di Francia e Germania per discutere del segreto bancario, tenutasi nell'ottobre 2008, alla quale hanno partecipato undici paesi. La Confederazione non vi prese parte. In quell'occasione aveva informato la Svizzera del fatto che la pressione internazionale in materia sarebbe cresciuta considerevolmente. Gurria aveva fatti consigliato alla consigliera federale Doris Leuthard di valutare come la Confederazione potesse rispondere a queste nuove realtà: "avevo anche raccomandato alla Svizzera di presenziare all'incontro, per poter difendere le proprie posizioni". Gurria ricorda anche un incontro avuto con la Leuthard a Davos (GR), in occasione del Forum economico mondiale (WEF): in quell'occasione aveva consigliato alla Confederazione di muoversi in anticipo, piuttosto di essere costretta, in un secondo tempo, a reagire. Gurria precisa anche che lo scorso novembre, nell'ambito del vertice mondiale sulla crisi finanziaria, l'OCSE aveva informato i paesi membri sui criteri osservati dall'Organizzazione in materia di segreto bancario e fiscalità. In quell'occasione, afferma il segretario generale dell'OCSE, avvisai "il rappresentante svizzero, l'ambasciatore Eric Martin, e gli consigliai di affrontare il tema con le sue autorità." Nella missiva, Gurria si rammarica infine per la recente decisione della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) di "congelare" il contributo svizzero destinato ad incentivare la collaborazione tra l'OCSE e il gruppo del G20. La somma in gioco è di 136 mila euro (208 mila franchi). ATS
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