
Il segreto bancario ha suscitato oggi le critiche al governo anche da parte del Consiglio nazionale. Gli Stati avevano fatto altrettanto ieri. Pur con strategie diverse, tutti i partiti hanno invitato il Consiglio federale a passare all'offensiva di fronte agli attacchi dell'estero. Dopo le concessioni annunciate venerdì scorso dal governo, il Consiglio federale deve difendere la Svizzera con determinazione, tanto più che la pressione rischia di aumentare ancora, hanno predetto i rappresentanti dei sei gruppi parlamentari. L'UDC si è espressa in termini molto duri nei confronti dell'Esecutivo, accusandolo di non avere i nervi saldi e di mancanza di coraggio per rispondere al "ricatto" e alla "guerra economica" in corso. Il governo dovrebbe rispondere per le rime e adottare misure di ritorsione. Lo zurighese Hans Kaufmann ha suggerito di non più riversare all'Unione europea (UE) una parte dell'imposta alla fonte prelevata nell'ambito dell'accordo sulla fiscalità del risparmio. L'UDC se l'è pure presa con l'UBS, accusata d'aver svolto un ruolo catalizzatore nella vicenda. I democentristi hanno ripetuto la loro volontà di rivolgersi al popolo. Il segreto bancario va ancorato nella Costituzione, mentre ogni convenzione di doppia imposizione va rinegoziata e sottoposta a referendum. Anche gli altri partiti non hanno avuto peli sulla lingua, criticando in particolare il comportamento dell'OCSE, degli Stati Uniti e della Germania, ma si sono rifiutati di svolgere il ruolo dei "piromani". È comunque escluso di starsene con le mani in mano, ha detto la capogruppo radicale Gabi Huber, che ha dato tempo al governo fino al mese di giugno per presentare una strategia di sostegno della piazza finanziaria elvetica. A ogni modo, Berna non deve agevolare lo scambio d'informazioni senza contropartita. La destra moderata ha elencato una serie di condizioni che spaziano dalla garanzia che la Svizzera non sarà iscritta nella "lista nera", al rispetto delle procedure giudiziarie, alla non retroattività e all'uguaglianza di trattamento tra partner. I consiglieri nazionali hanno infatti ritenuto ingiustificato che la Confederazione si metta all'opera quando gli Stati Uniti e la Gran Bretagna - che ospitano paradisi fiscali nel Delaware e nelle Isole anglo-normanne - "non mettono ordine in casa propria". La sinistra vorrebbe spingersi oltre e applicare ai clienti residenti in Svizzera delle banche elvetiche lo stesso trattamento riservato a quelli esteri. Non ha infatti senso mantenere la distinzione tra frode ed evasione per le persone domiciliate in Svizzera: entrambi i comportamenti vanno considerati reati fiscali. Pur elogiando il "passo nella buona direzione" compiuto dal governo, Marina Carobbio Guscetti (PS/TI) ha detto che ci vuole rapidamente una strategia da parte del Consiglio federale che metta in discussione i paradisi fiscali, ma anche i privilegi fiscali. Si deve proteggere la sfera privata dei contribuenti onesti - ha aggiunto - e combattere chi aggira il fisco. Come agli Stati martedì, nel suo intervento il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz ha difeso l'operato del governo. "Questa situazione ha creato una dinamica nuova - ha detto Merz - e il risultato è che diversi paesi, come la Svizzera, sono stati messi sotto pressione da Stati confrontati con enormi deficit". Per parare questi attacchi, la settimana scorsa il governo ha deciso di allentare il segreto bancario, come lo hanno fatto altri paesi. La Svizzera - ha poi ribadito - non poteva prendere il rischio di vedersi inserita in una lista nera di paesi poco cooperativi in ambito fiscale. ATS
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