
Era il 1876 quando venne pubblicata la prima statistica sui decessi e le cause di morte in Svizzera. Allora la speranza di vita era di poco superiore ai 40 anni e la maggior parte della popolazione moriva di tubercolosi e polmonite. Grazie ai progressi della medicina, 100 anni dopo queste patologie solo raramente causano decessi. Secondo i dati pubblicati ieri dall’Ufficio federale di statistica, come negli anni precedenti, nel 2022 sono state le malattie cardiovascolari la causa di morte più frequente tra gli svizzeri (il 26,1% tra gli uomini e il 28,8% tra le donne). Il cancro ha invece rappresentato la seconda principale causa di morte, con il 23,1% di tutti i decessi in Svizzera. Il terzo gradino di questa particolare classifica è occupato da una malattia che il Covid-19 aveva relegato un po' in secondo piano: nel 2022, la demenza è stata responsabile dell'8,8% dei decessi. Si tratta di un ritorno alla situazione precedente la pandemia.
Quella del medico è una professione che si deve spesso confrontare con la morte. Questo è ancora più vero per un geriatra: il dottor William Pertoldi è stato ospite di Ticinonews, per parlare di demenza tra gli anziani.
Un dato che ci ha colpiti è quello relativo all'aumento della demenza nella statistica delle cause di morte in Svizzera. Questa cifra corrisponde anche alla sua percezione?
La frequenza e l'incidenza di morte della demenza è forse addirittura maggiore. Non dimentichiamo che a volte si indicano delle malattie cardiovascolari o oncologiche nelle cause di decesso, mentre l'elemento principale che determina la prognosi era lo stato di grave declino cognitivo del paziente. Nelle statistiche sulle cause, questo fattore viene tuttavia spesso messo in secondo piano.
C'è una spiegazione sul perché aumenti la frequenza della demenza fra le cause di morte?
I casi di demenza aumentano in maniera esponenziale con l'età: siccome si vive molto più a lungo, i casi di demenza aumentano in maniera proporzionale. Una popolazione che invecchia di più ha più casi di demenza e quindi più decessi per demenza.
Quando si parla di demenza a che cosa ci si riferisce?
Oltre la metà di tutte le forme di demenza è neurodegenerativa, legata all'Alzheimer. Questa però riguarda circa il 55% di tutte le demenze: ci sono tantissime altre cause di demenze, come quelle vascolari e quelle miste. L'Alzheimer è il tipo di demenza più frequente e studiato, ma non è l'unico.
Se si pensa alla demenza, spesso si ritiene che non ci siano grandi soluzioni da adottare e che quindi ci si debba arrendere di fronte a questa diagnosi. È davvero così o ci sono delle terapie che rallentano questo declino?
È vero che fino ad adesso non abbiamo avuto terapie di tipo curativo, ma trattare la demenza non è solo rassegnarsi alla diagnosi: significa accompagnare e stimolare il paziente nelle sue risorse cognitive. Centrale è anche l'accompagnamento della famiglia. Con lo sviluppo dei biomarkers, abbiamo comunque la possibilità di depistare precocemente delle forme di demenza, soprattutto di Alzheimer. Stanno inoltre arrivando dei nuovi trattamenti che per il momento sono nella fase finale di sperimentazione, ma che in alcune nazioni sono già stati messi in commercio. Si tratta di forme di trattamento che modificano l'evoluzione della malattia. Una speranza si sta quindi aprendo.

