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Svizzera
Scuole: cantoni e task force contro la chiusura
Uno screenshot della conferenza stampa odierna con il consigliere federale Guy Parmelin
Uno screenshot della conferenza stampa odierna con il consigliere federale Guy Parmelin
Filippo Suessli
6 anni fa
I direttori cantonali dell’educazione non sposano l’ipotesi di rinunciare all’insegnamento in presenza. Parmelin: “Il vaccino è la migliore speranza che abbiamo per mettere fine alla situazione intollerabile”

La Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (Cdpe) è contraria a rinunciare all’insegnamento in presenza nelle scuole elementari, medie e medie superiori. Secondo quanto illustrato dalla Cdpe al Consiglio federale questa mattina, “un tale provvedimento possa avere effetti ampiamenti negativi sulla salute psichica e sulla formazione dei bambini e dei ragazzi”. Della stessa opinione è la Swiss National Covid-19 Science Task Force, che ritiene che “i vantaggi dell’insegnamento a distanza prevalgono su quelli della didattica in presenza unicamente quando la situazione epidemiologica è critica o molto critica e soltanto per le scuole del livello secondario I e II”, si legge in una nota del Consiglio federale.

Ulteriori misure nelle scuole
Per evitare di chiudere, però, sia la Cdpe che la task force ritengono che potrebbero essere necessarie nuove misure per evitare importanti focolai nelle scuole, in particolare con l’arrivo delle nuove varianti. “Questi scenari sono attualmente oggetto di approfondite discussioni condotte dal Dipartimento federale dell’interno e dalla CDPE nell’intento di trovare possibili soluzioni per le scuole del livello secondario I e II”, spiega il governo.

Situazione tesa
Il Consiglio federale, nella sua seduta di questa mattina, ha anche fatto il punto sulla situazione epidemiologica in generale che, si legge, “resta tesa”. Nonostante il calo di infezioni, ricoveri e decessi, a preoccupare è “la diffusione delle nuove varianti del virus”. Ogni settimana raddoppiano i casi di queste mutazioni. “Alle due varianti provenienti dalla Gran Bretagna e dal Sudafrica se n’è aggiunta una terza proveniente dal Brasile, anch’essa molto più contagiosa. Finora non è stato rilevato nessun caso di trasmissione al di fuori del Brasile”, spiega il Consiglio federale. “Per i viaggiatori in provenienza da questo Paese vige il divieto di entrata in Svizzera. Da oggi il Brasile figura inoltre sull’elenco dei Paesi soggetti a quarantena”.

Regole rispettate
Le misure restrittive introdotte una settimana fa sembrano essere state bene o male digerite. “Constato che i cittadini nel loro insieme stanno rispettando le regole”, ha detto in conferenza stampa a Berna il presidente della Confederazione Guy Parmelin. In tanti “continuano a farci sapere la loro irritazione e i problemi che incontrano, ma ciò è del tutto normale”, ha proseguito il ministro dell’economia. Parmelin ha poi ringraziato gli svizzeri per la loro disciplina: “So che non è sempre facile rispettare le norme sanitarie e le chiusure”. “Non siamo comunque i soli a essere così restrittivi: basta vedere cosa succede in Italia, Austria, Francia o Germania”, ha fatto notare il vodese.

Parmelin invita a vaccinarsi
Infine, parlando di vaccino, la Svizzera ha finora ricevuto 500mila dosi. L’Ufficio federale della sanità pubblica si sta muovendo per acquistarne ulteriori dosi e concludere contratti con altri produttori. Parmelin ha evidenziato come la campagna abbia trovato un suo ritmo, anche se bisognerà avere pazienza per vedere i primi effetti. Il consigliere federale ha ribadito una volta di più l’importanza che il maggior numero possibile di persone si faccia vaccinare: “È la migliore speranza che abbiamo per mettere fine alla situazione intollerabile che stiamo vivendo quotidianamente”.

Perché i consiglieri federali si sono vaccinati
Rispondendo alla domanda di un giornalista, il portavoce del governo André Simonazzi ha spiegato che il Consiglio federale, sebbene normalmente le dosi siano riservate alle persone vulnerabili e over 75, ha deciso di farsi vaccinare per dare il buon esempio e incutere fiducia nella popolazione. Un’altra ragione è che l’esecutivo deve poter svolgere il suo operato durante la crisi e questo giustifica una sua protezione nei tempi più rapidi possibili, ha dichiarato il responsabile della comunicazione.

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