
Il 3% delle reclute che hanno iniziato l’addestramento a febbraio è risultato positivo al virus. A parte casi singoli tuttavia, scrive l’Esercito, tutti i militari entrati in servizio “non hanno mostrato sintomi da COVID-19”. Questo dopo che tutte le oltre 5’000 reclute del secondo gruppo, che hanno raggiunto le caserme l’8 febbraio dopo il periodo di e-learning, sono state testate in relazione al SARS-CoV-2 entro 48 dall’entrata in servizio, il tutto “per proteggere i militari e arginare eventuali contagi nonché una propagazione del virus”.
162 in isolamento, 148 in quarantena
Le persone risultate positive al test sono state trasferite dietro prescrizione medica per un isolamento assistito della durata di dieci giorni. Ogni singolo caso positivo e i contatti stretti “vengono monitorati sia in seno all’esercito che in ambito civile nel quadro della gestione dei contatti secondo le direttive dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e in collaborazione con le autorità sanitarie cantonali”. I militari che hanno avuto un contatto stretto con le persone infettate vengono invece messi in quarantena e assistiti per dieci giorni d’intesa con il medico di truppa. La quarantena viene svolta in un settore separato dal resto della truppa sulle piazze d’armi, dove “l’istruzione delle reclute viene portata avanti”. “Attualmente”, scrive infine l’Esercito, “nei servizi di truppa e nelle scuole reclute si trovano in isolamento complessivamente 162 militari e 148 militari sono in quarantena”.
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