
Un tasso IVA ridotto per i beni di consumo correnti non sosterrebbe le economie domestiche meno abbienti. Lo sostiene il Controllo federale delle finanze (CdF). A suo modo di vedere, è preferibile alleviarle attraverso una riduzione supplementare dei premi dell'assicurazione malattia. Quest'organo indipendente della Confederazione in materia di sorveglianza finanziaria ricorda oggi in un comunicato che uno sgravio fiscale per certi prodotti alimentari era stato introdotto nel 1941, nell'ambito dell'allora imposta sulla cifra d'affari (ICA). Allora le spese per l'acquisto di questi generi di prima necessità gravavano il bilancio familiare sovente in misura superiore al 35%. Il concetto è stato mantenuto al momento dell'introduzione dell'IVA, con un tasso preferenziale del 2,4% per i prodotti alimentari, rispetto all'aliquota del 7,6%. Orbene, il CdF giunge alla conclusione che "il rapporto utilità-costi del tasso ridotto è inopportuno". Mediamente, un'economia domestica dedica all'alimentazione solo l'8% delle spese. L'effetto sociale di questo sgravio si è dunque "ridotto considerevolmente". ATS
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