
Seppur prodotte in Asia, la croce svizzera sulle scarpe On dovrebbe rimanere. Tuttavia, il Consiglio federale è disposto ad approfondire la nuova prassi - che non piace alle PMI elvetiche - stabilita dall'Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI).
È il parere espresso dal Consiglio federale a una mozione - che chiede di respingere - del «senatore» del Centro ticinese Fabio Regazzi, presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), secondo cui la decisione dell'IPI della primavera scorsa andrebbe annullata.
La richiesta di Regazzi è corroborata da due sondaggi svolti dall'USAM pubblicato l'11 agosto scorso, secondo cui le piccole e medie imprese e i votanti si sono detti contrari al nuovo cambiamento di prassi dell'IPI. Sia gli operatori commerciali sia gli aventi diritto di voto temono che la nuova normativa possa portare a un indebolimento del marchio «Svizzera» e a una perdita di fiducia da parte dei consumatori. In particolare, si temono delocalizzazioni della produzione.
Scarpe On e nuova prassi
L'IPI ha introdotto la nuova prassi nel marzo di quest'anno. Da allora, la croce svizzera può essere utilizzata anche per indicazioni quali «Swiss Design» o «Swiss Engineering», anche se la produzione avviene interamente all'estero. L'IPI ha motivato questa decisione sostenendo che l'economia svizzera risente della forza del franco e degli elevati dazi statunitensi. La nuova prassi è in gran parte legata a una lunga vertenza con le autorità svizzere del produttore di scarpe On (di cui per esempio l'ex tennista Roger Federer è azionista), che lo scorso marzo aveva annunciato di avere avuto la meglio in merito all'utilizzo della croce elvetica.
Innovazione, fiore all'occhiello elvetico
Nella sua risposta alla mozione del consigliere agli Stati ticinese, il governo fa notare che da anni la Svizzera è considerata un polo di innovazione leader a livello mondiale (nel 2023 in Svizzera sono stati investiti quasi 26 miliardi di franchi in ricerca e sviluppo, mentre quasi 150 mila persone erano coinvolte direttamente o indirettamente, in attività di ricerca e innovazione, scrive il governo).
Per questo, secondo l'esecutivo, le imprese elvetiche attive a livello internazionale hanno un legittimo interesse a richiamare l'attenzione sulla «Swissness» e sui criteri qualitativi ad essa associati per le attività in questo settore. Inversamente, aggiunge il Consiglio federale, s'intende permettere di fare lo stesso alle imprese straniere che, grazie all'attrattiva della Svizzera, decidono di insediarvi le loro attività di ricerca e sviluppo creando così posti di lavoro.
Nessuna decisione precipitosa
Pur prendendo sul serio le preoccupazioni delle PMI svizzere, che devono affermarsi in un contesto economico sempre più impegnativo, l'esecutivo respinge una modifica della legislazione. Il governo precisa tuttavia che il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha incaricato l'IPI di esaminare le ripercussioni dell'adeguamento della prassi sulle imprese.
Fondandosi sui risultati di questa valutazione, se del caso il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento proposte concrete. Se un ramo del parlamento dovesse accogliere la mozione, il governo si riserverà il diritto di chiedere alla seconda Camera di trasformarla in un mandato d'esame.

