
Come riportato lunedì dal portale della Radiotelevisione svizzera romanda (RTS), un gruppo di personalità ginevrine, tra le quali la scrittrice-reporter Laurence Deoanna, la femminista storica Rina Nissim e il deputato François Lefort, ha richiesto l'apertura di un'inchiesta amministrativa nei confronti dell'islamologo svizzero d'origini egiziane Tariq Ramadan.
Si tratta di una lettera datata domenica 11 marzo 2018, indirizzata al capo del Dipartimento dell'istruzione pubblica (DIP) Anne Emery-Torracinta e al Presidente del Gran Consiglio Eric Leyvraz (UDC).
Nela missiva, i firmatari richiedono "l'analisi del disfunzionamento istituzionale, che non ha protetto gli allievi del Professor Tariq Ramadan". In particolare, il testo richiede di stabilire le circostanze che hanno determinato la partenza di Ramadan dal collegio ginevrino di Saussure nella funzione di decano nel corso del 2004.
La lettera fa riferimento alle impressionanti testimonianze rivelate dalla stampa concernenti le relazioni proibite intrattenute da Ramadan con alcuni allievi minorenni. Testimonianze, delle quali era al corrente proprio Anne Emery-Torracinta, allora decana della scuola e attuale segretaria generale del dipartimento dell'istruzione ginevrino.
Alla consigliera di Stato ginevrina, i firmatari della lettera rimproverano "di non aver innescato una procedura amministrativa, approfittando della prescrizione dell'azione penale, della paura delle giovani vittime e dell'omertà dell'intero entourage".
Al momento, soltanto il porta-parola del dipartimento, Pierre-Antoine Preti. ha rilasciato dichiarazioni ricordando che "un'inchiesta amministrativa può esesre decisa unicamente dal Consiglio di Stato in corpore e soltanto nei confronti di un collaboratore in attività, aggiungendo che la lettera in questione potrebbe addirittura comportare degli elmenti a carattere diffamatorio".
Da parte sua, lo Stato ginevrino, per voce del presidente del Gran Consiglio Leyvraz, "attende di trattare la vicenda negli uffici dello stesso Gran Consiglio" del quale fa parte - guarda caso - pure François Lefort, uno dei firmatari della missiva.
E sulla spinosa questione, si è chinata anche la deputata PDC Anne-Marie von Arx, la cui richiesta per eventuali provvedimenti rivolta allo Stato ginevrino, ha perlomeno prodotto una risposta di "compassione nei confonti delle vittime" nonché l'apertura di una linea telefonica, dove gli stessi giovani coinvolti possono portare le loro preziose testimonianze.
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