
Non dovrebbe in futuro essere così facile per i cittadini binazionali essere esentati dal servizio militare in Svizzera e dal pagamento della tassa militare. È quanto prevedono due mozioni adottate oggi dal Consiglio nazionale nonostante l'opposizione del Governo.
Una prima mozione, inoltrata da Mauro Poggia (MCG-UDC/GE) al Consiglio degli Stati e trasmessa oggi al Consiglio federale grazie al voto positivo della camera del popolo (129 a 61), prende di mira i giovani franco-svizzeri. Quest'ultimi possono, partecipando a una giornata informativa in Francia, «sfuggire» alla scuole reclute giacché un accordo fra i due Paesi considera tale impegno equivalente.
In aula si è fatto notare che si tratta pur sempre di 700 persone in media che ogni anno ricorrono a questo stratagemma. La mozione chiede all'esecutivo di notificare al Governo francese che la partecipazione alla «Giornata della difesa e della cittadinanza» (Journée défense et citoyenneté) da parte di persone con doppia nazionalità franco-svizzera non sarà più riconosciuta come una prestazione sostitutiva dell’obbligo di prestare servizio militare in Svizzera.
Il «ministro» della difesa, Martin Pfister, era contrario alla mozione poiché quest'ultima prevede un ritiro unilaterale dell'accordo siglato nel 2010 con Parigi, quando a Berna si credeva che il numero di persone interessate non fosse così elevato. Pfister ha aggiunto che il Consiglio federale pensa di rinegoziare questa intesa, dicendosi tuttavia contrario a una disdetta unilaterale che creerebbe solo incertezza giuridica per le persone interessate.
Il plenum ha tuttavia preferito sostenere la mozione del «senatore» ginevrino (già accolta dalla camera dei Cantoni), anche per mettere sotto pressione il governo in un frangente in cui l'esercito ha bisogno di ulteriori leve.
La seconda mozione, presentata dalla Commissione della politica di sicurezza, vorrebbe estendere la rinegoziazione a tutti i cittadini binazionali che evitano il servizio militare grazie ad accordi simili a quelli siglati con la Francia.
Concretamente, si chiede al Governo di adeguare le relative basi giuridiche in modo tale che, per essere riconosciuto, un servizio militare prestato all’estero da persone con doppia cittadinanza debba essere di entità simile al servizio militare che deve essere prestato in Svizzera. Se il servizio prestato all’estero non è ritenuto paragonabile, le persone con doppia cittadinanza residenti in Svizzera devono essere tenute a versare l’intera tassa d’esenzione dall’obbligo militare in Svizzera.
Anche in questo caso, Pfister ha invitato il plenum a bocciare l'atto parlamentare a causa dell'incertezza che ciò provocherebbe. Il consigliere federale del Centro ha poi rimarcato che le persone coinvolte - globalmente circa 900 all'anno - sono nettamente di meno. A parte i franco-svizzeri, sono interessate circa 90 persone di cittadinanza germanica, una trentina di italiani, seguiti dagli austriaci (poco più di una decina, idem per le altre nazionalità interessate).
Per il consigliere federale zughese, rinegoziare tutti gli accordi, tra l'altro diversi gli uni dagli altri, è sproporzionato alla luce di questi numeri, tutto sommato trascurabili. Al voto, tuttavia, la mozione è stata accolta per 120 voti a 71. Su questo oggetto devono ancora esprimersi gli «Stati» che, tra l'altro, hanno già rigettato un atto parlamentare simile nel marzo scorso.

