
Si è chiuso negli scorsi giorni, dopo più di 5 anni di battaglie legali, un caso di molestie sessuali sul posto di lavoro avvenuto nel 2014 nel Canton Vaud. La vicenda, che vede coinvolto un cittadino balcanico di mezza età e una 40enne di origini macedoni, emerge da una sentenza del Tribunale federale (TF) pubblicata oggi e ha inizio a fine 2013. I due, vicini di casa, stringono amicizia dopo il trasferimento della donna e a inizio luglio 2014 l’uomo le offre un posto di lavoro nella sua impresa di costruzioni.
Durante il colloquio, però, la situazione degenera. Dapprima il titolare della ditta le mette una mano sulla coscia, facendole delle velate avances. Nonostante l'opposizione della donna, in un secondo momento l'uomo le salta letteralmente addosso, tentando di sollevarle la maglietta. La malcapitata lo implora ancora una volta di smetterla, ribadendo di essere lì solo per visitare il suo prossimo posto di lavoro. A quel punto l’uomo si ferma, chiedendole scusa e promettendo che l’episodio non si sarebbe più ripetuto.
Circa due mesi dopo, però, ecco che le molestie si ripetono: i due rientrano in auto da un pranzo di lavoro quando l'uomo accosta con la scusa di mostrarle il paesaggio, salvo poi tentare di farla sedere sulle proprie gambe. La donna scoppia in lacrime e i due rientrano nella vettura, ma lui non demorde. Dapprima le prende la mano, appoggiandosela sull’inguine, e in seguito la accarezza sulla gamba, risalendo fino alle parti intime. In entrambi i casi la donna lo respinge. La triste vicenda si concluderà con il licenziamento della dipendente e la successiva denuncia alla Magistratura.
Il 15 novembre 2017 il Tribunale della Broye e del Nord vodese assolve l'imputato dall’accusa di coazione sessuale, condannandolo a una pena pecuniaria di 120 aliquote per tentata coazione sessuale. La sentenza viene ribaltata il 12 giugno 2018 dal Tribunale cantonale vodese, che accoglie il ricorso del Ministero pubblico e riconosce l'avvenuta coazione. Il 14 dicembre successivo il TF rinvia però l’incarto alla Corte cantonale per un vizio procedurale (l’imputato non era stato interrogato, ndr). Il 9 luglio scorso il Tribunale cantonale riconferma la sua decisione, riconoscendo l'uomo colpevole di coazione sessuale consumata e tentata e infliggendogli una pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere da 30 franchi.
Il titolare della ditta si rivolge nuovamente al TF, affermando che la donna lo avrebbe denunciato solo dopo essere stata licenziata, quindi per 'vendetta', e tentando di mettere in dubbio l’attendibilità di una testimone - un’amica della vittima che aveva riferito dello sato d'animo di quest'ultima - così come l’operato della Corte cantonale, che a suo dire non avrebbe tenuto conto delle testimonianze di alcuni suoi soci in affari. Invano. I supremi giudici federali ne hanno respinto il ricorso, evidenziando che i questi ultimi hanno solo affermato che mai avrebbero creduto che l’imputato si sarebbe potuto comportare in quel modo.
"Denunciate gli abusi" - Il caso in questione ricorda molto quanto accaduto una giovane ticinese che si è licenziata dopo che il clima sul posto di lavoro era diventato un vero e proprio incubo fatto di ‘toccatine’ e frasi più o meno esplicite (vedi articolo suggerito). Ricordiamo che il passo fondamentale da intraprendere contro il molestatore resta sempre quello della denuncia penale, ma la querela di parte deve essere presentata entro tre mesi dai fatti, altrimenti subentra la prescrizione. Se il Codice penale va a sanzionare l’autore delle molestie, la Legge sulla parità dei sessi (LPar) impone anche degli obblighi al datore di lavoro, che deve attuare le misure necessarie per evitare che questi comportamenti possano verificarsi impunemente.
In Ticino trenta denunce penali in un anno - In Ticino vengono denunciati in media poco più di due casi di molestie al mese. L’attuale statistica non permette tuttavia di delineare una casistica relativa al luogo di lavoro. Sono disponibili solo dati generali, con diverse fattispecie che non hanno neppure visto un’interazione fisica tra i due protagonisti (ad esempio molestie via telefono, WhatsApp o internet).
Le cifre fornite dalla statistica federale parlano di 22 casi denunciati nel 2017 (7 in luogo privato, 15 in luogo pubblico), aumentati a 30 nel 2018 (6 in luogo privato, 22 in luogo pubblico, 2 senza indicazione).
(Sentenza 6B_1040/2019 del 17 ottobre 2019)
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