
Se le previsioni relative al riscaldamento climatico si confermeranno, il volto della foresta a basse quote nei Grigioni rischia di cambiare volto. Pini silvestri e abeti rossi soffriranno. Per garantire al bosco la sua funzione di protezione, gli esperti pensano all'introduzione di specie esotiche resistenti alla siccità. È quanto indicano le conclusioni del progetto "Effetti dei cambiamenti climatici sulle foreste grigionesi" realizzato dall'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) in collaborazione con il Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste dei Grigioni. Il lavoro, presentato oggi, è stato lanciato in seguito alle osservazioni della morìa di pini silvestri nella Valle grigione del Reno durante gli anni caldi e secchi 2003-2006. Gran Consiglio e Governo retici hanno fatto del "contrasto attivo dei mutamenti climatici" un elemento centrale dell'azione politica di questi anni, ricorda una nota comune delle autorità cantonali e del WSL. La ricerca, durata tre anni, si è svolta a basse, medie e alte quote essenzialmente nella Valle del Reno retica e in parte in Domigliasca, la Valle del Reno posteriore tra Bonaduz (GR) e Thusis (GR). I ricercatori sottolineano che le capacità predittive dello studio al di fuori della Valle del Reno sono "limitate". Ricerche effettuate precedentemente nella Valle del Rodano vallesana hanno comunque evidenziato "un nesso" tra mutamenti climatici e i processi di morìa degli alberi. Gli effetti del riscaldamento climatico e in particolare la diminuzione delle precipitazioni variano a seconda della quota. Al di sopra dei 1000-1200 metri i boschi cresceranno tendenzialmente meglio e si rinnoveranno più velocemente, prevede il WSL. Molto diverso lo scenario per le foreste di basse quote: i pini silvestri durante anni con precipitazioni scarse hanno prodotto anelli annuali particolarmente stretti e germogli verticali e laterali corti. In ubicazioni secche, molti alberi sono morti. Anche per l'abete rosso, l'abete bianco e il faggio i siti caldi e secchi non presenteranno più condizioni di crescita ottimali. Oltre alle osservazioni in natura, i ricercatori hanno pure proceduto a sperimentazioni. Per controllare l'umidità del suolo, alberelli sono ad esempio stati fatti crescere sotto tettoie. Il WSL ha prodotto un modello di sviluppo dei boschi nel caso in cui la temperatura dovesse crescere di quattro gradi centigradi, "lo scenario che la maggior parte dei climatologi considera realtà entro 90 anni", si legge nel rapporto finale. L'Istituto ha proceduto a una distinzione tra foreste di protezione e boschi con altre funzioni, come lo svago e la produzione di legname. Per queste ultime non segnala grossi problemi: una diminuzione della crescita a basse quote dovrebbe persino essere positiva per la biodiversità. Rischia invece di causare problemi la destabilizzazione delle foreste di protezione. Per il WSL, per ora "la situazione non è ancora critica", ma una riflessione sulla gestione dei boschi si impone. Gli esperti federali preconizzano l'introduzione di specie resistenti alla siccità. Tuttavia anche specie autoctone xerofile come la roverella rischiano di non sopportare il clima dei prossimi decenni. Il WSL pensa allora all'introduzione di specie esotiche come ad esempio l'abete di Douglas, una conifera diffusa nelle regioni costiere dell'America settentrionale molto resistente alla mancanza di pioggia. Stando al rapporto, gli effetti per la biodiversità del bosco grigionese sarebbero limitati.
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