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Svizzera
Rimpatrio forzato, la Polizia: "Approfondiremo il caso"
Rimpatrio forzato, la Polizia: "Approfondiremo il caso"
Rimpatrio forzato, la Polizia: "Approfondiremo il caso"
Redazione
7 anni fa
Una famiglia del Camerun ha denunciato il trattamento umiliante subito dalle forze dell'ordine svizzere: "Picchiati e ammanettati"

Ha fatto il giro della Svizzera il caso riportato da Repubblica del rimpatrio forzato di una coppia di migranti: lui, 25 anni, originario del Camerun, lei, 23, originaria della Costa d’Avorio. 

Secondo quanto hanno raccontato Joelson e Tatiana al quotidiano italiano, i due sono partiti dalla Libia nel 2017, per poi essere salvati da una nave umanitaria e approdare a Salerno. Da lì hanno raggiunto Torino e poi la Svizzera fino ad Albinen, nel Canton Vallese, dove avrebbero vissuto un'esperienza umiliante. La coppia sarebbe stata ammanettata, perquisita, incappucciata e anche picchiata.

"Ci hanno trattato come bestie" ha raccontato Tatiana. "Quando sono arrivati, i poliziotti mi hanno detto che un aereo era pronto per noi. Ho cercato di andare verso mia figlia, nata in Svizzera, ma me lo hanno impedito. Mi hanno afferrata per le braccia, mi hanno ammanettato, incatenato e picchiato perché gridavo". 

Interpellata dal Corriere del Ticino, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), non si è espressa sul caso specifico per una questione di privacy. Ma il capo dello stato maggiore della comunicazione, Daniel Bach ha precisato che, in caso di rinvio, sono talvolta previste delle misure coercitive nell'eventualità in cui gli interessati facciano resistenza. "Va da sé che queste devono essere proporzionate e adeguate nell’ambito dei poteri di polizia. Percosse contro i richiedenti asilo non figurano certamente tra le misure possibili" ha sottolineato al quotidiano di Muzzano.

Dal canto suo il Caffé, nella sua edizione odierna, riporta la versione della Polizia vallesana: "Non ci risulta un rimpatrio da Albinen a Zurigo di una famiglia di origine africana" ha detto il portavoce Markus Rieder al domenicale. "Questo è un piccolissimo villaggio. Solitamente bisogna prendere queste dichiarazioni con le pinze. Approfondiremo comunque il caso e nei prossimi giorni daremo maggiori dettagli sulla vicenda. Vogliamo anche noi capire come sono andati i fatti".

Forse si è trattato di un altro paese, sempre nella Svizzera francese, sottolinea il domenicale. Fatto sta che la responsabile del centro accoglienza di Napoli, dove si trova attualmente la famiglia dopo il rimpatrio forzato, ha sentito più volte la loro testimonianza: "Sono qui da noi da qualche mese e sin dal primo giorno hanno raccontato questa storia, le stesse parole ogni volta" ha sottolineato Renata Molino. "Abbiamo un mediatore culturale che viene dal Camerun, il Paese del marito, quindi è difficile che le loro parole siano state distorte". 

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