
Cinque richiedenti l’asilo etiopi la cui richiesta è stata respinta dalle autorità elvetiche sono stati rimpatriati ieri sera con un volo speciale partito da Ginevra e diretto ad Addis Abbeba. A nulla sono valse le proteste di organizzazioni umanitarie e di simpatizzanti. Stando alle testimonianze raccolte dall’agenzia Keystone-ATS, i cinque rifugiati (il numero è stato fornito dalle organizzazioni stesse) erano scortati da una quarantina di agenti di polizia. Allo scalo vi erano pure diverse decine di manifestanti contrari ai rimpatri forzati e numerosi familiari degli etiopi.
Sempre ieri sera, diverse ONG hanno chiesto la fine immediata dei rimpatri forzati dalla Svizzera all’Etiopia, tra di esse la sezione vodese della Lega svizzera per i diritti umani, Amnesty International e l’Organizzazione svizzera aiuto ai rifugiati (OSAR). A loro modo di vedere, la situazione in Etiopia è particolarmente precaria e le espulsioni verso un Paese in preda alla violenza etnica mettono in pericolo l’integrità dei migranti. E questo nel contesto di una pandemia globale. Le organizzazioni chiedono quindi di rivedere l’accordo di riammissione firmato nel 2018 tra Svizzera e lo Stato africano.
Dal canto suo la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), che ha organizzato il volo di ieri sera ma che non ha mai voluto precisare il numero di rifugiati respinti, ritiene che i viaggi di ritorno dei richiedenti asilo respinti rimangano possibili nonostante la pandemia: l’esecuzione dei rimpatri non è sospesa, ma dipende molto dal paese interessato. Quelli verso l’Etiopia, ad esempio, sono tuttora possibili.
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