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Rimpatriare i richiedenti l'asilo criminali? Impossibile per quelli senza documenti
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
2 anni fa
Più della metà dei 4'500 rifugiati che dovrebbero lasciare il Paese non possiedono un documento d'identità. La politica spinge per permettere comunque il rimpatrio dei richiedenti asilo criminali, riferisce la "SonntagsZeitung".

La settimana scorsa a Davos, due rifugiati a cui era stato rifiutato l'asilo hanno aggredito un ebreo ortodosso dopo aver commesso un furto. Ma sono di nuovo in libertà e non possono essere espulsi perché non hanno né passaporto né altri documenti, riferisce la SonntagsZeitung. In totale, attualmente quasi 4'500 richiedenti asilo dovrebbero lasciare la Svizzera. Circa 2'500 di loro non hanno un passaporto, secondo la Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Pertanto, spetta alle autorità condurre ricerche complesse all'estero prima del rimpatrio.

Pressioni politiche

Ma la pressione per irrigidire la pratica delle espulsioni aumenta in Svizzera dopo che la Germania ha rimpatriato per la prima volta questa settimana dei criminali in Afghanistan via aereo. Alcuni politici non vedono perché la Svizzera non dovrebbe fare lo stesso con i richiedenti asilo criminali provenienti da Siria o Afghanistan. È il caso dei consiglieri nazionali  (Verdi Liberali/ZH), Marianne Binder (Centro/ZH) o Petra Gössi (PLR/SZ), citati dal giornale svizzero tedesco. La Convenzione di Ginevra sui rifugiati permette, infatti, tali eccezioni quando la sicurezza del Paese ospitante è minacciata.

"Sistema d'asilo obsoleto"

Nella NZZ am Sonntag di oggi, il sociologo olandese Ruud Koopmans sostiene anche un cambio di rotta nella politica migratoria di fronte all'aumento della criminalità e del terrorismo. Secondo lui, il nostro sistema d'asilo non è più adeguato alla realtà attuale. È infatti basato sulla Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, doveva impedire che le persone perseguitate per motivi politici o religiosi fossero respinte alle frontiere e rimandate verso una morte certa: "All'epoca, le distanze di fuga erano brevi, ci si rifugiava nei paesi europei vicini. Oggi assistiamo a flussi globali", osserva Koopmans.