
Il progetto pilota dell'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati (OSAR) prenderà avvio settimana prossima, quando alcune famiglie volontarie ospiteranno a casa loro rifugiati - principalmente eritrei e siriani - bisognosi di un posto dove stare. A riferirlo è il Tages-Anzeiger, il quale precisa che il progetto ha preso finora in considerazione soltanto i comuni di lingua tedesca.
L'appello sul Blick ad autunno ha per ora radunato solo 150 volontari, ma il segretario generale dell'OSAR Stefan Frey è fiducioso in un'adesione molto più ampia dal momento che il progetto sarà avviato.
Progetto che, a onor del vero, non è nuovo. Già sperimentata nel 1973 in seguito al Golpe di Pinochet, l'iniziativa aveva permesso l'accoglienza di non molti cileni - solo cinque - ma senza alcuna difficoltà legale e poche problematiche organizzative. Oggi, spiega Stefan Frey, la situazione è molto cambiata: "se le famiglie oggi ospitassero i rifugiati nel medesimo contesto del 1973, sarebbe illegale".
Ma l'OSAR non si dà per vinta, e anzi crede che tale iniziativa possa essere d'aiuto non solo ai rifugiati, ma anche alle strutture d'accoglienza già esistenti. In questo modo, spera di dar voce a quella parte di "Svizzera umanitaria" che possa contribuire a disinnescare alcuni pregiudizi in merito: "la maggior parte dei rifugiati non è né criminale né strano. Sono solo esseri umani come noi."
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