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Svizzera
Riforma imposizione imprese: scontro borghesi-sinistra
Redazione
10 anni fa

La Riforma III dell'imposizione delle imprese (RI imprese III) divide il panorama politico. Secondo un comitato di partiti borghesi manterrà l'attrattiva e la competitività della piazza economica, mentre gli schieramenti di sinistra la ritengono troppo cara. Il comitato borghese ha lanciato oggi la sua campagna a favore del progetto, in votazione il prossimo 12 febbraio. La riforma fiscale è il miglior mezzo per mantenere in Svizzera le società di rilievo internazionale, e con esse i posti di lavoro, le entrate fiscali e gli investimenti, hanno affermato oggi in una conferenza stampa a Berna sei consiglieri nazionali del PLR, dell'UDC, del PPD, dei Verdi liberali e del PBD. Una modifica del sistema è indispensabile, ricorda il comitato interpartitico, perché la riforma fiscale abolisce pratiche che non sono più riconosciute a livello internazionale sostituendole con altre ammesse. Con la riforma fiscale, le imprese saranno tassate in modo uniforme e i privilegi accordati ad alcuni gruppi di aziende saranno aboliti, ha precisato Christian Lüscher (PLR/GE). Saranno però compensati con diverse misure, come le deduzioni previste dalla cosiddetta "patent box" per i brevetti e l'aumento delle detrazioni fiscali per spese di ricerca e sviluppo. Magdalena Martullo-Blocher (UDC/GR) ha sottolineato che la Svizzera è il Paese che registra più brevetti per abitante e le sue imprese consacrano quasi 13 miliardi di franchi all'anno alla ricerca e allo sviluppo. Se la Confederazione non mantiene una fiscalità attraente a livello internazionale potrebbero essere fino a 24'000 le aziende che prenderanno in considerazione la possibilità di trasferirsi. Circa 150'000 impieghi sono in gioco nel settore delle piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il 99,8% delle aziende svizzere e due terzi dei posti di lavoro, ha precisato Jean-François Rime (UDC/FR), presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). Se le grandi società dovessero voltare le spalle alla Confederazione, resterebbero solo la classe media e le PMI a compensare le perdite fiscali, ha messo in guardia. Dal canto suo, il comitato formato da PS, Verdi, sindacati e altre organizzazioni, denominatosi "Appello per la protezione del ceto medio", ritiene che la riforma sarebbe troppo cara: ogni anno provocherebbe perdite fiscali di 2,7 miliardi di franchi. Il parlamento, si legge in una nota divulgata oggi, ha trasformato il progetto iniziale elaborato dal Consiglio federale in un "festival di deduzioni" che provocherà 1,3 miliardi di minori introiti per la Confederazione e 1,4 miliardi per cantoni e comuni. Una città media come Bienne dovrà far fronte a un minore gettito di 15 milioni, pari al 17% del gettito totale, con conseguente soppressione di linee di bus, aumento degli allievi per classe scolastica e chiusura della piscina coperta, secondo quanto sostenuto dalla direttrice delle finanze cittadine Silvia Steidle (PLR). Dal fronte sindacale giunge peraltro l'avvertimento che la proposta avrebbe pesanti ripercussioni anche sulla formazione. La riforma, secondo il comitato, non è sopportabile e deve di conseguenza essere rielaborata.

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