
La riforma del diritto di famiglia, e in particolare la questione del futuro cognome degli sposi, va limitata allo stretto necessario. La commissione degli affari giuridici del Nazionale vuole infatti attenersi rigorosamente al mandato conferitole dalla Camera del popolo nella primavera scorsa, quando quest'ultima le aveva rinviato l'intero dossier. In una nota odierna dei Servizi del parlamento, la commissione indica che procederà durante una delle sue prossime sedute all'esame di un nuovo progetto preliminare di legge. Nel marzo scorso, il Nazionale aveva rinviato alla propria commissione un progetto legislativo pregandola di limitarsi alle sole modifiche rese ineludibili dopo la sentenza del 1994 della Corte europea dei diritti umani, secondo cui la legislazione elvetica in materia non rispettava l'uguaglianza tra i sessi. Il codice civile, che fa corrispondere il cognome dello sposo con quello di famiglia, riserva alla sola moglie il diritto di conservare il proprio cognome da nubile, seguito da quello del marito. La possibilità per il marito di aggiungere al proprio cognome quello della moglie, impossibile solo 15 anni fa, è accordata, ma non ancora nella legge. La riforma sottoposta in marzo alla camera del popolo intendeva conferire ai promessi sposi la possibilità di mantenere il proprio cognome da non sposati o di scegliere quello di uno dei due partner quale cognome di famiglia. Le stesse condizioni valevano anche per le coppie omosessuali. Il maggior grattacapo causato dalla riforma riguardava il cognome dei figli qualora i coniugi avessero scelto la prima opzione. La maggioranza della commissione voleva obbligare i fidanzati a mettersi d'accordo prima di convolare a nozze. ATS
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