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Mozione
Riesportazione armi verso Paesi "virtuosi"? "Eventualità da studiare"
© Shutterstock
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Keystone-ats
4 anni fa
La Commissione della politica di sicurezza degli Stati ritiene che la questione avanzata in una mozione del Plr Burkart debba essere approfondita.

I Paesi che condividono i nostri valori, e hanno un regime di controllo delle esportazioni di materiale bellico analogo al nostro, andrebbero esentati dal fornire una dichiarazione di non riesportazione. Ciò almeno nei casi in cui questa avviene verso un altro Paese che soddisfa gli stessi criteri. È il "cuore" della mozione del consigliere agli Stati Thierry Burkart (PLR/AG) che, secondo la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (CPS-S), andrebbe perlomeno approfondito, prima di votare sull'atto in sé.

Per questo, spiega un comunicato odierno dei servizi parlamentari, per 7 voti a 3 e 2 astensioni la CPS-S ha deciso di sospendere i lavori sulla mozione per esaminare a fondo il problema, prima di esprimere una raccomandazione al plenum (solo all'inizio dell'anno prossimo). Attualmente, un'autorizzazione di esportazione di materiale bellico può essere concessa soltanto se lo Stato in questione ha firmato una dichiarazione che attesta che il materiale non sarà riesportato (dichiarazione di non riesportazione).

Visioni differenti

Secondo la maggioranza, un allentamento non contravverrebbe al diritto della neutralità e permetterebbe di rafforzare la base tecnologica e industriale della Svizzera. Una minoranza crede, invece, che le norme attuali abbiano dimostrato la loro validità e che un allentamento comporterebbe un rischio significativo di elusione. Si vuole insomma evitare, per quanto possibile, che armi svizzere vadano a finire in Paesi in guerra.

Sinistra contraria

La mozione Burkart era in agenda il 19 di settembre; in quell'occasione i "senatori" avevano però preferito rinviarla in commissione, benché la sinistra fosse favorevole a un voto allo scopo di affossarla. In aula, Daniel Jositsch (PS/ZH) aveva affermato che la popolazione non sembra gradire che armi fabbricate in Svizzera e vendute all'estero vengano riesportate in zone di guerra, nemmeno se lo Stato che le ha acquistate condivide i nostri stessi valori e applica un regime di controllo delle esportazioni analogo al nostro.

"Ostacoliamo i loro sforzi in materia di sicurezza"

La mozione del presidente del PLR Thierry Burkart si basa su casi concreti, ossia sulla richiesta di vari Stati europei al Consiglio federale di potere riesportare verso l'Ucraina materiale bellico acquistato in Svizzera. Stando a Burkart, la guerra in Ucraina dimostra quanto sia stretta la cooperazione militare tra i Paesi che condividono i nostri valori. "Se neghiamo loro il diritto di trasferirsi reciprocamente le armi e i sistemi d'arma acquistati in Svizzera, ostacoliamo i loro sforzi in materia di sicurezza, di cui beneficiamo anche noi", aveva indicato Burkart.

Il Consiglio federale raccomanda respingimento della mozione

Nella sua risposta alla mozione, che raccomandava di respingere, il Consiglio federale, pur riconoscendo la fondatezza delle richieste avanzate dall'autore, faceva notare tuttavia che una completa rinuncia alla dichiarazione di non riesportazione comporterebbe il rischio che il materiale bellico svizzero arrivi attraverso Stati "virtuosi" a Paesi che non soddisfano i criteri di autorizzazione della Confederazione.