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Svizzera
Riduzione canone radio-tv, SSR annuncia pacchetto di misure
Redazione
9 anni fa

Dopo aver preso atto della decisione odierna del Consiglio federale di abbassare dal 2019 il canone radiotelevisivo, la SSR annuncia un pacchetto di misure per ridurre le spese entro i nuovi limiti fissati. Il Sindacato svizzero dei media (SSM) prevede conseguenze negative sul personale e i programmi. Positiva la reazione delle associazioni di consumatori. "La priorità sarà quella di salvaguardare al meglio l'attuale offerta di programmi", precisa in una nota la SSR, che parla di "forte riduzione" del canone, in linea con le intenzioni del Consiglio federale al momento dell'adozione della nuova legge sulla radiotelevisione nel 2015. Ciò equivale a un taglio di circa 50 milioni di franchi rispetto a oggi che, combinato con il calo degli introiti pubblicitari, "avrà notevoli ripercussioni sul budget della SSR già nel 2019". Secondo il SSM, gli effetti sul personale e sui programmi della decisione del Consiglio federale saranno importanti. La salute dei dipendenti e il mantenimento dei posti di lavoro qualificati sono delle priorità, sottolinea il sindacato in una nota. Gli impiegati che hanno conservato il loro impiego dopo il piano di risparmio sono già sotto pressione, aggiunge il SSM, avvertendo che in caso di nuove soppressioni di posti sarà quasi impossibile mantenere l'offerta di programmi attuale. "Gli attacchi perpetrati da anni contro la SSR e il servizio pubblico hanno delle conseguenze" e il sindacato si aspetta che la SSR realizzi se possibile delle economie senza licenziamenti. La notizia odierna è stata invece accolta favorevolmente dalle associazioni di tutela dei consumatori. "Il Consiglio federale ha seguito le raccomandazioni di Mister prezzi, anche se non completamente", afferma Robin Eymann, responsabile della Federazione romanda dei consumatori (FRC), contattato dall'ats. Unica nota dolente: nessuna esenzione è prevista per le circa 150'000 famiglie che dispongono solo di una radio. Positiva la reazione anche del comitato interpartitico che si oppone all'iniziativa popolare "Sì all'abolizione del canone radiotelevisivo (Abolizione del canone Billag)". È un sollievo per i privati e le piccole e medie imprese, si legge in una nota. Il comitato intende in ogni caso impegnarsi a fondo contro il testo in votazione il 4 marzo prossimo, che a suo dire rappresenta un attacco alla diversità mediatica della Svizzera. Per i fautori dell'iniziativa, quella dell'esecutivo è invece una decisione puramente tattica, in vista delle urne. Non è cambiato nulla, secondo il responsabile media Andreas Kleb, contattato dall'ats, per il quale il canone resta una tassa. A suo avviso non ci saranno meno entrate, dato che in base alla nuova legge il canone peserà su più spalle: lo pagheranno anche le aziende con un fatturato superiore ai 500'000 franchi annui, anche se non utilizzano radio e tv.

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