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Davos
Richieste di armamenti e rivendicazioni per il clima in primo piano
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Keystone-ats
4 anni fa
Per la Svizzera il forum nella rinomata località grigionese non ha significato solo pressioni riguardanti la guerra in Ucraina. Nonostante non vi sia stato un incontro formale tra Berset e von der Leyen, la Confederazione lascia il vertice con in tasca qualche piccolo progresso sul dossier europeo.

Il WEF di quest'anno si è trasformato in una sorta di lista della spesa, con una serie di richieste da parte di vari paesi che vanno dall'urgente bisogno di carri armati dell'Ucraina alla petizione degli attivisti per il clima. La Svizzera è stata sottoposta a pressioni affinché anteponga la sua industria degli armamenti alla neutralità. Il vertice odierno dei ministri della difesa occidentali a Ramstein, in Germania, ha permeato numerose delle discussioni tenutesi questa settimana a Davos (GR). Intervenendo al forum con un video, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito il suo appello quasi quotidiano affinché gli vengano fornite armi e ha sottolineato l'urgenza della situazione in una guerra che "non sta prendendo una piega positiva".

Neutralità messa in dubbio

La questione degli armamenti ha messo in croce diversi paesi: è il caso della Germania ad esempio, i cui carri armati sono attesi da mesi, ma neppure il cancelliere Olaf Scholz è stato in grado di fornire una risposta soddisfacente a questo riguardo ai molti ucraini presenti a Davos. Anzi, Scholz ha addirittura smorzato le aspettative, affermando che la Germania non consegnerà i suoi carri armati se le altre potenze non faranno lo stesso. La Confederazione non è riuscita a schivare la questione e ha ricevuto una nuova serie di richieste - da parte tedesca e spagnola - riguardanti le riesportazioni delle sue attrezzature militari. Il rifiuto elvetico di permettere che equipaggiamenti svizzeri finiscano in mano alle parti coinvolte nel conflitto ha suscitato tra l'altro le critiche della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg. Il presidente della Confederazione Alain Berset non ha accettato di buon grado questi rimproveri, ripetuti più volte nel corso della settimana, e assieme al ministro degli esteri Ignazio Cassis ha ribadito che la Svizzera condanna l'aggressione russa in totale violazione delle regole internazionali e si unisce alle sanzioni occidentali, ma senza violare i vincoli derivanti dal diritto della neutralità.

Greta, nessuna sorpresa

Tra gli altri temi forti del vertice vi è sicuramente quello del cambiamento climatico. Diversi giovani attivisti si sono presentati a Davos con una petizione per chiedere alle multinazionali di smettere di sfruttare fonti di energia non rinnovabili. Ad occupare la scena, seguendo una coreografia ormai ben collaudata, l'attivista svedese Greta Thunberg. Quest'ultima ha ripetuto le sue rimostranze nei confronti dei partecipanti al WEF, che ha accusato di contribuire considerevolmente al deterioramento del clima. Anche il Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres ha avanzato richieste in materia di protezione dell'ambiente. Ha invitato i responsabili delle compagnie petrolifere attive negli anni '70 - che sapevano che le energie non rinnovabili erano dannose - a farsi carico delle loro "grandi bugie" e a mettere mano al borsellino. Se durante il vertice non sono stati molti gli annunci concreti, un'eccezione è sicuramente quello fatto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che ha colto l'occasione per presentare un nuovo regolamento europeo per un'industria a emissioni zero.

Piccoli passi avanti per la Svizzera

Per la Svizzera il forum nella rinomata località grigionese non ha significato solo pressioni riguardanti la guerra in Ucraina. Nonostante non vi sia stato un incontro formale tra Berset e von der Leyen, la Confederazione lascia il vertice con in tasca qualche piccolo progresso sul dossier europeo. Come spesso accade, il dialogo ad alto livello è più facile con gli Stati membri che con Bruxelles: è il caso dell'invito - una novità assoluta - fatto dalla presidenza svedese dell'UE alla Svizzera per un incontro informale dei ministri degli esteri e della difesa che si terrà a maggio. Dal canto suo, Alain Berset ha definito "molto buono" l'incontro informale avuto con la Presidente della Commissione Europea. Le decisioni sulle relazioni tra la Svizzera e l'UE "non vengono prese a Davos", ma "tra Berna e Bruxelles", ha sottolineato.

Grande instabilità

L'atmosfera del WEF è stata permeata dalle attuali incertezze internazionali, dalla guerra in Ucraina all'inflazione e alla crisi energetica. Come simbolo di questa instabilità, alcuni leader, come il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, hanno rinunciato all'ultimo momento a fare il viaggio per dedicare il tempo a risolvere i problemi del loro paese. Ma anche quest'anno sono stati migliaia i partecipanti che hanno raggiunto la località grigionese, protetti da un'ampia scorta di sicurezza.

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