
Prima di istituire aree di sicurezza interne nei centri federali d'asilo ordinari destinate a ospiti problematici, come nel caso del sito di Pasture tra Balerna e Novazzano, sarà necessario ottenere il consenso dei Cantoni o dei Comuni interessati. Lo prevede una mozione approvata oggi dal Consiglio nazionale con 128 voti contro 63.
Lacune su più piani
La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva annunciato l'intenzione di avviare un progetto pilota presso il Centro federale d'asilo di Pasture. Un'iniziativa che, secondo i sostenitori della mozione, ha messo in luce importanti lacune sia sul piano materiale sia su quello metodologico.
Preoccupazioni «fondate»
La decisione era stata comunicata senza un'adeguata consultazione preventiva delle autorità locali direttamente coinvolte, nonostante le ripetute segnalazioni delle difficoltà emerse nel corso degli anni in Ticino. La successiva sospensione del progetto conferma che le preoccupazioni espresse dal Cantone e dai Comuni erano fondate, ha spiegato Giorgio Fonio (Centro/TI) a nome della commissione. «Per questo - ha proseguito il ticinese - la mozione che discutiamo oggi assume un significato che va ben oltre il singolo caso di Pasture. Essa riafferma un principio fondamentale del nostro federalismo: le comunità che accolgono devono poter partecipare alle decisioni che potenzialmente incidono direttamente sulla loro realtà quotidiana».
Strumenti disciplinari e amministrativi «chiari»
La mozione chiede inoltre l'introduzione di strumenti disciplinari e amministrativi chiari, tra cui limitazioni della libertà di movimento e misure coercitive proporzionate, nonché un rafforzamento dell'esecuzione delle decisioni di allontanamento nei confronti di autori di reati e recidivi. «Si tratta di una richiesta fondata sul buonsenso e sull'esperienza maturata sul campo», ha sostenuto Fonio.
Approvata l'imposizione di un coprifuoco
Successivamente, il Nazionale ha approvato con 117 voti contro 74 e un'astensione una mozione del consigliere agli Stati Marco Chiesa (UDC/TI), che chiede di rendere possibile l'imposizione di un coprifuoco o di una detenzione fino a dieci giorni nei confronti dei richiedenti l'asilo recalcitranti o autori di reati ospitati nei centri federali.
La revisione della legge sull'asilo ha già consentito di migliorare alcuni aspetti legati alla sicurezza all'interno delle strutture, ma permangono problemi concreti all'esterno che, secondo i fautori della mozione, devono ora essere affrontati. «I reati e le violazioni dell'ordine pubblico commessi nelle immediate vicinanze dei centri federali d'asilo gravano in modo significativo sulla polizia e sulle autorità penali cantonali», ha spiegato Piero Marchesi (UDC/TI) a nome della commissione. Tali situazioni incidono inoltre negativamente sull'accettazione di questi centri da parte della popolazione residente nelle aree limitrofe, ha spiegato.
La sinistra si oppone
La sinistra si è opposta a entrambe le mozioni. Greta Gysin (Verdi/TI), intervenendo sul primo atto parlamentare, ha parlato di un «classico esempio di strumentalizzazione politica». La consigliera nazionale ticinese ha criticato «chi investe energie nel convincere la popolazione che questo - l'asilo, ndr. - sia il principale problema del Paese», quando i dati mostrano che il numero dei richiedenti asilo sia oggi nettamente inferiore rispetto ai periodi di maggiore pressione del passato e che i problemi di sicurezza nei centri federali e nelle loro vicinanze siano in costante diminuzione.
Secondo l'esponente ecologista, inoltre, non è corretto affermare che le autorità locali non siano state coinvolte. A suo avviso, ne è prova il fatto che il progetto ticinese sia stato congelato proprio a seguito dell'opposizione di Cantone e Comuni. Anche la questione delle misure coercitive sarebbe fuori luogo, poiché già oggetto di lavori in corso. Insomma per Gysin si tratta di «una mozione che chiede cose che sono già state fatte e che sono già in preparazione».
Marc Jost (PEV/BE) ha invece criticato la seconda mozione, definendola contraria ai principi dello Stato di diritto. Le misure richieste dell'atto parlamentare (coprifuoco e detenzione) sono restrizioni alla libertà di movimento e, in quanto tali, rientrano nell'ambito del diritto penale. Di conseguenza, solo un'autorità penale dovrebbe essere competente a ordinarle, ha aggiunto, invano.

