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Svizzera
Ricercato per omicidio, ottiene visto e permesso con documenti falsi
Ricercato per omicidio, ottiene visto e permesso con documenti falsi
Ricercato per omicidio, ottiene visto e permesso con documenti falsi
Redazione
7 anni fa
Un 29enne kosovaro era riuscito a scampare all'estradizione grazie alla prescrizione, ma dovrà comunque lasciare la Svizzera

Aveva beneficiato di un visto Schengen e, pochi mesi dopo, di un permesso di soggiorno in Svizzera grazie a due passaporti falsi, uno serbo, l’altro sloveno. Peccato che, in realtà, lui fosse ricercato dall’Interpol in quanto condannato per assassinio in patria.

L’incredibile vicenda, che ha come protagonista un 28enne cittadino kosovaro, ha inizio nel maggio del 2014. Entrato in Svizzera, l’uomo ottiene dapprima di un visto Schengen e, 3 mesi dopo, di un permesso di soggiorno per attività lucrativa conformemente all’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). Inizia così a lavorare per un viticoltore vodese ma nel febbraio 2017 la Polizia avvia degli accertamenti e scopre che, in realtà, lui è un ricercato su cui pende un mandato d’arresto internazionale. Nel 2010, infatti, era stato condannato in patria a 9 anni e 2 mesi di carcere per omicidio. Il delitto risaliva al 25 gennaio 2009, quando l’imputato era ancora minorenne.

Il 10 febbraio 2017 il 29enne viene incarcerato in attesa di essere estradato ma il mese successivo l’ufficio federale di giustizia ne ordina la scarcerazione visto che il reato, commesso in minore età, è ormai prescritto. Il 24 novembre 2017 l’uomo viene riconosciuto colpevole di entrata illegale e inganno nei confronti dell'autorità e condannato a una pena pecuniaria di 12 aliquote giornaliere da 30 franchi e a una multa di 600 franchi.

Il 9 giugno 2017 il Servizio della popolazione decide di revocargli il permesso di soggiorno, decisione in seguito confermata dal Tribunale cantonale vodese e, l’11 giugno scorso, dal Tribunale federale. Per i giudici di Mon Repos la decisione presa dalle autorità vodesi è stata giudicata corretta e rispettosa del principio di proporzionalità, alla luce dell’ottenimento fraudolento del permesso di soggiorno. Per la Corte federale, infine, il fatto che il suo allontanamento possa verosimilmente comportare la sua incarcerazione in patria (dove il ricorrente non sarebbe in ogni caso in pericolo di vita) “non è un interesse privato che la Svizzera deve tutelare”.

(Sentenza 2C_1004/2018 dell'11 giugno 2019)

nic

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